Ricerche idrocarburi, bocciato anche il ricorso del Comune di Fasano

di Redazione Go Fasano sabato, 10 marzo 2018 ore 06:15

Insorge Legambiente che lancia un appello ai neo parlamentari pugliesi

FASANO - E' stato respinto dal Tar del Lazio il ricorso proposto dalla Regione Puglia contro la decisione del Ministero di adottare provvedimenti con le quali vengono autorizzate alcune società petrolifere inglesi (come Spectrum Petroleum e Northern) ad ispezionare i fondali marini con la tecnica dell'air gun: questo strumento viene usato in geofisica e in particolare nelle prospezioni geofisiche per generare forti onde che emettono bolle di aria compressa nell'acqua. Si tratta di continue esplosioni d'aria che rispondono alla necessità di verificare la presenza di petrolio al di sotto dei fondali.
 
Era stato proprio il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, che insieme al governatore pugliese, Michele Emiliano e ad altri sindaci di comuni come Polignano a Mare, Palo del Colle, Bitetto e Ostuni, decise di impugnare la scelta ministeriale (e i relativi decreti di attuazione) che rilasciava le concessioni di cui in premessa. A difendere le ragioni del Comune di Fasano, l'avv. Ottavio Carparelli.
 
La necessità di fermare le autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell''Ambiente nasce dall'impatto che le prospezioni con la tecnica dell'air gun possono avere - in termini di ricadute negative - sia a livello di immagine del territorio, ormai polo indiscusso del turismo nazionale ed internazionale, che sulla fauna marina con particolare riferimento ai cetacei (la specie marina più esposta al pericolo). 
 
Ad insorgere anche Legambiente che tramite il suo presidente regionale, Francesco Tarantini, fa sapere quanto segue: «Ribadiamo il nostro appello - sottolinea Tarantini - questa volta rivolgendoci ai parlamentari pugliesi neoeletti, nonché alla Regione, di farsi promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun, estremamente pericolosa e impattante per l’ecosistema marino, oltre che la redazione di un Piano delle Aree per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere in corso, visto che la nostra regione continua a far gola alle società petrolifere».
 
Il Tar intanto, nelle motivazioni, ha fatto sapere che non solo non vi è nessuna ragione di temere il superamento del divieto che riguarda l'estensione dell'area di ricerca, ma che non sussistono rischi neppure per l'ecosistema marino in quanto l'utilizzo della tecnologia avviene sotto la supervisione di ispettori biologi.
 
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