Fasano ha salutato Giuseppe Vinci. Il padre: «Amore mio, sei stato figlio esemplare»

di Redazione Go Fasano lunedì, 20 agosto 2018 ore 11:40

Questa mattina i funerali in Chiesa Matrice dove si sono raccolti centinaia di amici

FASANO - Il dolore è uno spazio tanto privato che ci sembra quasi inopportuno raccontarlo. Noi Giuseppe Vinci non lo conoscevamo e non potremo conoscerlo se non dalle parole di chi è rimasto, di chi adesso deve cercare di riempire un vuoto in realtà incolmabile. Eppure la misura dell’affetto che Giuseppe ha lasciato è stata evidente questa mattina (20 agosto), quando in Chiesa Matrice a Fasano si sono uniti in centinaia per tributargli l’ultimo saluto: un mare solcato da lacrime e magliette bianche, il colore della purezza, come richiesto dalla mamma perché quello era il colore preferito di Peppe.

Giuseppe Vinci, Peppe per gli amici, ha perso la vita in un tragico incidente stradale avvenuto all'alba  del 14 agosto scorso. Mentre percorreva a bordo del suo ciclomotore la ex statale 16 tra Pezze di Greco e Montalbano, alle porte di Speziale, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, sarebbe caduto con la moto  e una volta rialzatosi sarebbe stato travolto e ucciso da un'auto pirata, che è scappata via.

A celebrare il rito funebre è stato don Carlo Latorre.

«Alle 3 del pomeriggio Gesù gridò a gran voce: Eloì, Eloì, lama sabactàni? Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» . Inizia dal Vangelo secondo Marco l’omelia di don Carlo Latorre che ha celebrato la funzione e che poi ha proseguito: «Immaginate la difficoltà nel dire due parole in un momento così delicato, così profondo come quello che stiamo vivendo in questo momento. In questi giorni ho letto tante bellissime parole e ho ascoltato tanti racconti che lo riguardano. Facciamo parlare la Parola di Dio che vuole illuminare questo grande dubbio che attanaglia l’anima. […] Quel “perché” che abbiamo sentito da Gesù in croce sono tutti i nostri “perché”. A tanti perché non abbiamo una risposta, a tanti altri perché invece è diritto e dovere avere una risposta. Ecco perché ancora una volta io faccio memoria delle bellissime di parole di don Sandro che ha scritto ieri, faccio appello al senso di responsabilità perché una risposta a quei “perché” è doverosa». La Madonna però sapeva che dopo tre giorni suo figlio sarebbe risorto «ma tutta la nostra vita sta lì, in quel passaggio tra il venerdì santo e la domenica della resurrezione. Tutta la nostra vita sta in quel grande silenzio che attanaglia la chiesa in quei giorni. È un silenzio che si fa preghiera, è un dolore che si fa fede profonda».

«Caro Giuseppe, amore mio, oggi prematuramente lasci la tua famiglia con la consapevolezza di marcare nei nostri cuori una cicatrice eterna». Il papà, fermo nel suo amore, ha così voluto ricordare Giuseppe. «Sei sempre stato per noi il nostro piccolo grande uomo. […] Sei stato un figlio esemplare, un fratello unico e inimitabile, un nipote da prendere come esempio. Negli ultimi anni hai vissuto le giornate diversamente dai tuoi coetanei, sempre a 360° tra scuola, lavoro e amicizia. Alcune cose, forse, potevano andare diversamente se delle scelte sbagliate non fossero state fatte e oggi forse non staremmo qui. […] Spero che la tua scomparsa improvvisa faccia aprire gli occhi a tutti affinché i veri valori della vita non vengano più trascurati ma goduti in ogni momento della giornata assieme alle persone care. Andremo avanti, passeranno gli anni e vivremo nella consapevolezza di non averti visto diventare un uomo che pian piano avrebbe realizzato i suoi sogni nel cassetto e tu ne avevi tanti. Il tuo amore rimarrà eternamente in noi, siamo felici di aver appreso in questi giorni che hai saputo dare tanto a tutti coloro che hai frequentato e ognuno di loro manterrà dentro di sé il tuo ricordo».

«Amico mio, nella mia vita avrei preferito tutto meno che quella chiamata che mi ha spezzato il cuore». Prima di congedarsi il miglior amico ha salutato il giovane fasanese. «Io sono l’amico a cui hai detto le tue ultime parole, le tue classiche parole: “Domani all’una ti chiamo e ci organizziamo per la sera”. Serate che diventavano nottate trascorse a parlarci. Eravamo l’uno la forza dell’altro.

Quanti pianti e io ho sempre cercato di strapparti un sorriso, quel sorriso con cui ti sei fatto conoscere dalla gente, quel sorriso da Topolino stampato in faccia. Eri un ragazzo d’oro e ti sei fatto voler bene da tutti con i tuoi modi di fare e quella parlata accelerata che era la fine del mondo. Hai affrontato sempre i problemi col sorriso, senza pensarci. Quanti progetti fatti e quante cose lasciate a metà, quel 126 che non ho più visto salire la Fasano-Selva che tanto volevi fare. […] Quanti ricordi indelebili hai portato via con te, quante canzoni a squarciagola. Tutti ti ricordano così: con le tue battute uniche e la tua voglia di vivere che superava ogni limite».

Così, con il rombo di quei motori che tanto ha amato, Giuseppe è stato salutato in piazza Ciaia. Un rumore sordo, fortissimo, che a stento è riuscito a coprire lo scroscio di applausi mentre i palloncini bianchi volavano via e il dolore rimaneva ben piantato a terra. Sullo sfondo una frase della cantante Laura Pausini a lui dedicata: "Su qualunque strada, in qualunque cielo... we Pè, noi non ci perderemo!".

Ciao Giuseppe, nemmeno noi abbiamo una risposta a quei “perché” ma sappiamo che è doveroso che la tua famiglia la abbia. Fa’ buon viaggio.

Fotoservizio di Mario Rosato

Attribuzione - Non commerciale

   

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