Controversia con Enel: il Comune di Fasano la spunta anche in Appello

di Redazione Go Fasano lunedì, 8 ottobre 2018 ore 06:06
In ballo vi erano 2 milioni di euro
 

FASANO – Nella controversia giudiziaria tra Comune di Fasano ed Enel, che va avanti da anni, i giudici di secondo grado hanno respinto in toto l’istanza dei legali di Enel e hanno confermato la sentenza del Tribunale di Brindisi. 
 
Una sentenza, quella della seconda della sezione della Corte di Appello di Lecce, di vitale importanza per l’ente locale fasanese, in quanto in ballo vi erano 2 milioni di euro.
 
In primo grado “Enel spa” e “Enel Sole spa” erano state condannate dalla sezione distaccata di Fasano del Tribunale di Brindisi a rimborsare al Comune di Fasano due milioni e 7.528,80 euro (di cui 1.716.540 di capitale e 290.888,80 euro per interessi maturati dal 2005, ossia dall’inizio dell’azione giudiziaria intrapresa dal Comune).
 
Il Comune di Fasano – difeso dall’avvocato Giorgio Costantino e dal capo dell’avvocatura comunale Ottavio Carparelli - ha vinto anche in appello. 
 
La sentenza di primo grado era stata emessa il 5 aprile 2013. A seguire Enel e Comune di Fasano avevano raggiunto un accordo: la società elettrica, che era uscita soccombente dalla controversia con il Comune, aveva corrisposto nell’immediato all’ente locale 850mila euro. Contestualmente Enel aveva rinunciato all’istanza con la quale chiedeva la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado. Incassato il gruzzolo, il Comune si era costituto in appello. La sentenza della Corte di Appello di Lecce è arrivata l’altro giorno, confermando appieno l’impugnata sentenza e ha condannato Enel Sole e Enel Distribuzione alla ”rifusione, in favore del Comune appellato, di due terzi delle spese di lite che, compensate per il restante terzo”,  ha liquidato in complessivi 15mila euro.
 
La Corte di appello (presidente Giovanni Roman, consiglieri Raffaella Brocca e Virginia Zappetta) ha censurato tutti i motivi di appello proposti dal collegio difensivo di Enel Sole ed Enel Distribuzione e, di conseguenza, ha confermato la sentenza di primo grado. 
 
La vicenda risale al lontano 2003 quando la dirigente dei Servizi finanziari del Comune di Fasano dell’epoca, Anna Carmen Picoco, nell’esaminare le fatture emesse da “Enel spa” nei confronti del Comune di Fasano,  si era accorta che, in forza di quanto previsto da alcune convenzioni stipulate negli anni ‘80, nelle medesime fatture era sistematicamente contemplata, a carico dell’Ente locale, una voce “manutenzione rete” che incideva mensilmente su ogni singola fattura per un importo di complessivi 27 milioni di vecchie lire. Un importo di non poco conto (pari a 14mila euro attuali) quello che veniva richiesto mensilmente da Enel. Così la dirigente dispose gli accertamenti per verificare se la società elettrica svolgesse effettivamente attività manutentiva (sostituzione corpi illuminanti, tiranti, lampade, ecc.) su tutti gli impianti di pubblica illuminazione esistenti nel territorio comunale. All’esito della verifica partì la causa contro l’Enel.
 
Causa che ha dato ragione all’ente locale in primo e in secondo grado.
 
Se i giudici di appello avessero riformato la sentenza di primo grado, per l’ente locale si sarebbe trattato non solo di non incassare da Enel un milione e 250 mila euro ma anche di restituire i soldi – 850mila euro – già incassati (e spesi).
Quindi la vittoria in appello è risultata di vitale importanza per il Comune. 
 
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