Quando la voglia di successo uccide l’umanità

di Dino Cassone mercoledì, 31 ottobre 2018 ore 05:30

Una tavola rotonda sull’argomento

FASANO – Bauman profetizzava che questa nostra modernità “liquida” è causa di tanta incertezza che diventa così l’unica certezza; tutto ciò per inseguire il successo a tutti i costi, che alla fine può uccidere la nostra umanità. Si è svolta ieri (30 ottobre) presso la Sala Convegni della Biblioteca Comunale, la tavola rotonda dal titolo “Cosa è (il) Successo?”, organizzata dall’Aspi locale, patrocinata dall’Ordine Regionale degli Psicologi e dal Comune di Fasano, e inserita nella rassegna del Mese del Benessere.
 
Ad aprire i lavori, i saluti di Cinzia Caroli, assessore alla Pubblica Istruzione che ha anche ringraziato gli organizzatori «per la possibilità che si ha in queste occasioni per riflettere e confrontarsi. Siamo tutti vittime dell’immagine, prigionieri di una società dell’apparire e non dell’essere». Di seguito i saluti e i ringraziamenti anche da parte del consigliere dell’Ordine Psicologi Puglia, Marisa Yldirim. Moderatore dei vari interventi è stato Orazio Rubino, presidente in carica dell’Aspi locale, che si è soffermato sul significato etimologico della parola “successo” e di quelli che sono alcuni degli aspetti negativi della società liquida che stiamo vivendo: la fretta sconsiderata, l’ossessione per il controllo, il parlarsi addosso e non ascoltarsi.
 
Il primo intervento, dal titolo “Successo e Identità” è stato curato da Antonia Dibello, che ha voluto tranquillizzare i presenti dichiarando che «l’aspirazione al successo è un bisogno legittimo. Il problema sorge quando questo viene perseguito a tutti i costi e se non ottenuto è causa di stress e malessere». Questo ci porta inevitabilmente a dimostrare falsamente di star bene e di ricevere sempre il riconoscimento degli altri. 
 
Il secondo intervento, dal titolo “Il successo ai tempi dei Social” è stato curato da Ivana Ancona, che ha sottolineato come l’importanza di avere successo nella vita porti ad una esasperata competizione. Tra gli spunti esplicati, l’ambigua correlazione tra il benessere materiale e quello individuale e la curiosa teoria dei 4 fuochi. Sono quattro gli elementi fondamentali su cui si basa la vita di ciascuno: la famiglia, il lavoro, gli amici e la saluta; spesso per conseguire il successo se ne sacrificano almeno due. La professionista ha poi analizzato gli adolescenti di oggi (nativi digitali) che sono spinti, pur di catturare “i like”, a creare uno scenario felice ma illusorio, ammalandosi di edonismo, individualismo e conformismo.  Infine l’accento è stato posto sul nuovo tipo di rapporto tra genitori e figli, con la tendenza smoderata dei primi ad accontentare i secondi. 
 
Il terzo intervento, dal titolo “Ikigai: riflessioni dalla cultura giapponese” è stato invece curato da Mariella Pipoli. Partendo dal significato della parola giapponese, che si può tradurre in “senso o scopo della vita” oppure in “sentirsi vivi”, la professionista ha messo l’accento sulla domanda fondamentale che ciascuno di noi dovrebbe porsi: «Conosco la mia ragione di vita?». Ci sono quattro cose importanti: quelle che si amano fare, quelle che si sanno fare bene, quelle che si fanno per guadagnarsi da vivere e quelle di cui il resto del mondo ha bisogno. Basta trovare il proprio “ikigai”, anche nelle cose più piccole della nostra quotidianità, perché «il successo non è un obiettivo da raggiungere e perseguire, ma un sogno da scoprire».
 
L’ultimo intervento, “Dal fare all’essere” è stato curato da Josephine Calefati. Un “momento esperienziale”, attraverso la tecnica del “mindfulness”, che ha portato i presenti per alcuni minuti “all’ora e adesso”, all’agognata modalità dell’essere. Un modo prezioso «per recuperare il contatto vero con il proprio “io”, per spegnere il pilota automatico e riprendere il controllo della propria vita e la consapevolezza del proprio essere».
 

 

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