Rivoluzioni in nome dell'intensità

di Emiliano Santoro lunedì, 12 marzo 2012 ore 04:18
Gipsy Rufina in concerto all'Eliogabalo

Gipsy Rufina

FASANO - Atmosfera soffusa all’Eliogabalo, l’altra sera (10 marzo), per una delle migliori serate, sino ad oggi, del programma concertistico del circolo Arci fasanese. Ospite Emiliano Liberali, in arte Gipsy Rufina, e il suo folk d’ampi orizzonti psichedelici.


“Neil Young che canta, à la Elliott Smith, Roy Montgomery” è il mero e patetico riassunto esistenziale di un concerto, che crudamente ha fatto strage di tutto ciò, che al mondo si può far di scontato con una chitarra in mano e una bella voce. Una serata, la cui parola chiave potrebbe essere individuata in “disarmante”.


Disarmati e basiti ci si sente di fronte al talento compositivo di Rufina; davanti al suo acustico “minimalismo strumentale”, che non priva il suo suono di un qualcosa di ruvido e corposo, ora caratterizzante, ora accumunabile a certa robaccia psichedelica, di cui spesso si ciba colui che vi scrive, e sempre e comunque rintracciabile nella scia musicale lasciata dietro dalla simpatica combriccola del sopra citato Montgomery (gli Hash Jar Tempo, il disco del 1998 “And Now the Rain Sounds Like Life Is Falling Through It” e del 2000 “Allegory of Hearing”). Una musica ammaliante e avvolgente, che colpisce e stende a terra come una ginocchiata alla pancia, dal dolce sapore e retrogusto post rock, e da cui, seppur fautrice di un intimo turbamento, a fatica ci si vuol separare. La purezza di una musica malata e contagiosa, figlia adottiva del suo tempo, probabilmente, ma squisitamente nipote di certe immortali esperienze d’arte anti-temporale.


Un artista, alla ricerca, probabilmente inconsapevole, di una petrarchesca catarsi sonora, pienamente raggiunta. Se una morale, a concerto tristemente concluso, si può trarre, è che, davvero inutile, si prospettano, operazioni di filologia musicale, di nostalgico ritorno al passato e di riscoperta delle radici; che realmente importante, in questi anni d’involontario citazionismo, è scrivere pagine di musica intense, autentiche, non mascherate dietro ridicole sigle di “capitalistica” monotonia; e che, infine, non è definendo in autonomia il proprio genere con un nome differente rispetto a quello con cui quella tipologia di musica si designava in precedenza, che si fa buona musica o rivoluzioni … quantomeno non dirette rivoluzioni “frontali”.


Una chitarra, una fisarmonica e una voce. Insomma, poesia acustica di disarmante sincerità artistica, dinanzi cui, anche solo tentare di dir più di questo, risulta effimero.




Attribuzione - Non commerciale

   

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