Presentato "Il delitto Matteotti"

di Daniele Convertino sabato, 12 novembre 2016 ore 17:08

L'iniziativa è stata organizzata dal comitato "Fasano Vota NO".

FASANO-Potrebbe sembrare poco pertinente il delitto Matteotti con il referendum sulla riforma costituzionale del prossimo 4 dicembre, ma, stando a quanto emerge dal libro “Delitto Matteotti – Il mandante”, non è così. L’opera storiografica sul tragico attentato operato dal fascismo è scritta dallo storico Mario Gianfrate, con postfazione di Nicola Colonna sull’«attualità del pensiero politico di Matteotti», è stata presentata ieri – 11 novembre – a Fasano, presso la sede della sezione fasanese della “Società di Storia Patria” ai Portici delle Teresiane.

È stato il comitato “Fasano Vota NO” ad organizzare la presentazione, moderata dal giornalista Franco Lisi, il quale ha introdotto gli autori spiegando i motivi di un evento del genere nel contesto della campagna referendaria. «Questo libro è “attualissimo” perché ha a che vedere esattamente con questa vicenda che stiamo per vivere (il referendum costituzionale, ndr), una vicenda pericolosa», ha dichiarato Lisi.

Sugli stessi toni si è espresso Giuseppe Palazzo, coordinatore del comitato fasanese schierato per il “no” al quesito referendario, che ha definito la questione della legge elettorale Acerbo e delle elezioni del 1924 «simile a quello che stiamo vivendo adesso». La legge Acerbo premiava con i 2/3 dei seggi alla Camera la lista con il 25% dei suffragi e il riferimento del coordinatore del comitato “Fasano Vota NO” è all’Italicum, la nuova legge elettorale. Nonostante quest’ultima non sia oggetto di quesito referendario, essa è strettamente connessa alla Costituzione per garantire la stessa sopravvivenza dello Stato alle transizioni democratiche.

L’intervento dello storico Gianfrate, principale autore del libro, è stato una ricca cronaca storica che ha spaziato dall’ascesa al potere di Mussolini fino agli ultimi giorni di Matteotti, “colpevole” di aver denunciato i brogli elettorali e le violenze delle elezioni del 1924 – nonché la stessa legge elettorale – di cui si macchiò il Partito Nazionale Fascista. Gianfrate ha citato proprio Matteotti che sul quotidiano “La Giustizia” scrisse: «[…] dare tutto il potere ad una minoranza significa la facoltà di instaurarvi l’arbitrio e la dittatura […]».

Non pagò solo queste denunce con la vita, ma la mattina (10 giugno 1924) dell’attentato con Matteotti scomparve anche una valigetta che conteneva documenti relativi ad un caso di corruzione in merito ad una concessione di ricerche petrolifere nella Valle Padana operate dalla compagnia petrolifera “Sinclair”, a cui Gianfrate ha fatto riferimento nel suo intervento.

Di prospettive di autonomismo comunale e collocamento ha parlato invece Nicola Colonna, nel definire l’«attualità» del pensiero di Matteotti, il quale prefigurava un ruolo istituzionale per i comuni che sarebbe divenuto realtà solo con la Prima Repubblica.

I comuni, nell’ottica di Matteotti, avrebbero potuto svolgere un ruolo fondamentale per la partecipazione politica da estendere attraverso vaste opere di alfabetizzazione (così come altre, in senso “sociale”) per cui erano necessari strumenti economici di cui i municipi non furono mai forniti allora. Inoltre, operare nel mercato del lavoro avrebbe limitato il potere dei latifondisti e le discriminazioni.

«Per la prima volta –  ha detto Colonna – era possibile avere propri rappresentanti dentro le istituzioni», in riferimento specifico al sistema elettorale proporzionale violentemente soppiantato dalla legge Acerbo.

È quindi, in sostanza, il tema della «democrazia» che rende fondamentale un exempum virtutis quale quello di Giacomo Matteotti, in un momento in cui il Paese è chiamato a decidere su un profondo mutamento della Costituzione, che in un modo o nell’altro intacca la stessa democrazia.

 

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