Incontro con Antonio Calò sulla convivenza con i migranti

di Redazione Go Fasano giovedì, 5 gennaio 2017 ore 06:47

 Il docente relazionerà sul tema presso il Laboratorio urbano   

 FASANO-“Migranti: storie d’accoglienza; nuovi modelli d’integrazione” è il tema dell’incontro pubblico che si terrà sabato 7 gennaio alle ore 18 nel Laboratorio urbano (in corso Vittorio Emanuele) a Fasano.

Organizzato dal Comune di Fasano (assessorato alla Cultura) all’incontro relazionerà Antonio Silvio Calò, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, il docente di storia e filosofia del liceo classico “Canova” di Treviso che ha introdotto un modello d’accoglienza degli immigrati tutto suo, ossia ospitarne alcuni a casa propria col supporto economico del Governo centrale “girato” alla famiglia Calò e non già a quelle cooperative che gestiscono i centri d’accoglienza in tutta Italia (a Fasano ce n’è uno nella frazione collinare di Laureto ospitato nella “Casa del sole”).

L’incontro vedrà i saluti istituzionali del sindaco Francesco Zaccaria e dell’assessora comunale alla Cultura Annarita Angelini, mentre lo scrittore ed archeologo Vito Bianchi coordinerà i lavori.

Calò, a seguito di sua richiesta alla Prefettura veneta di ospitare a casa propria alcuni immigrati con un personale progetto di supporto, adesso vive in una famiglia “allargata”, nel senso che ospita (d’accordo con la moglie ed i figli) in casa propria sei immigrati africani che, altrimenti, sarebbero stati destinati ai tradizionali centri d’accoglienza. Secondo quello che è stato definito il “modello Calò”, il progetto d’accoglienza familiare degli immigrati trova il proprio supporto nell’obbligo (per ciascun nucleo familiare che dovesse accogliere immigrati nelle proprie abitazioni) di assumere uno psicologo, un educatore e un’insegnante d’italiano ed eventualmente un avvocato qualora occorra un intervento legale per il ricongiungimento familiare di questi immigrati. In questo modo il governo elargirebbe la somma necessaria alla realizzazione del progetto direttamente alla famiglia (come nel caso dei Calò) con la certezza di concretizzare un progetto d’accoglienza e d’integrazione nel tessuto sociale degli immigrati, senza quella concentrazione numerica di persone (negli attuali centri) che, come sostiene Calò, non può essere controllata né formata. Secondo il docente trevigiano occorrerebbe un decreto governativo che approvi un modello organizzativo unico di accoglienza per tutto il territorio nazionale.

Il “modello Calò” ha ricevuto l'elogio ufficiale dal presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker.

 

Tempo stimato di lettura: 30''

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  1. pastore giovanni 5 gennaio 2017, ore 15:46

    Mentre l'Unione Europea discute e discute,la chiesa cattolica rispolvera la propria vocazione solidaristica aprendo chiese e canoniche, alti esponenti governativi aprendo ghetti inumani,la sfida o la soluzione per non lasciare incompleto l'impulso di solidarietà e di accoglienza per chi ha veramente bisogno passa ai cittadini.Quelli che ripetutamente predicavano "venite,venite"ora dicono non possiamo accogliere tutti perchè è una invasione incotrollabile.Nell'estate scorsa una nave spagnola si è scomodata di sbarcare a Taranto 952 emigranti:erano tutti marocchini ,tunisini,algerini,nessuno proveniente da paesi dove c'è la guerra.E la maggior parte di quelli che arrivano con i barconi scappano dalla miseria e dalla povertà,li accogliamo, ma per la legge italiana, sono quasi tutti clandestini,e stabilisce che, solo quei pochi che ottengono il permesso di soggiorno umanitario o l'asilo politico,possono essere inclusi in programmi di ospitalità in famiglie.Si può aprire una porta ,cambiando la legge,ma occorre anche aprire le coscienze delle famiglie, ma oggi da quello che si vede e si sente tutto pare essere rischioso per ospitante e ospitato.

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