Migrazioni: un nuovo modello di accoglienza

di Krizia Ricupero domenica, 8 gennaio 2017 ore 09:20

Incontro con Antonio Calò al Laboratorio urbano . LE FOTO.

FASANO-Il tema dei migranti e della loro accoglienza è un tema molto importante e che riguarda da vicino anche il nostro territorio, da sempre terra di arrivi e di speranza.

E proprio questo argomento è stato al centro dell'incontro organizzato dal Comune di Fasano ieri pomeriggio (7 gennaio) presso il Laboratario Urbano, dove il professore Antonio Calò ha presentato il suo progetto di accoglienza in un incontro dal nome “Migranti: storie d’accoglienza; nuovi modelli d’integrazione”.

Dopo i saluti istituzionali dell'assessora alla cultura Annarita Angelini, ha preso la parola il prof. Vito Bianchi che, nelle vesti di moderatore, ha presentato l'ospite della serata.

«Non è possibile affrontare il problema alzando dei muri, chiudendo le porte perchè questi flussi sono talmente di ampia portata che dalle finestre riusciranno a penetrare. Quello che stasera vogliamo cercare di veicolare come messaggio è che non serve un atteggiamento di respingimento senza se e senza ma, ne un atteggiamento di accoglienza volontaristica senza se e senza ma. Quelli dell' immigrazioni sono problemi che non vanno gestiti con la pancia, con il cuore ma vanno organizzati con l'intelligenza» ha affermato Vito Bianchi prima di passare la parola al prof. Calò.

«Tutto è nato così. A furia di vedere queste persone che arrivavano e tanti arrivavano morti, a un certo punto la mia coscienza ha iniziato a gridare, non ero tranquillo con me stesso. Abbiamo detto dobbiamo fare qualcosa» ha affermato Calò, professore di Treviso che da diciottomesi mesi insieme alla moglie Nicoletta e ai 4 figli vivono con sei migranti africani.

Provenienti dalla Guinea, dal Gana, del Gambia e dalla Costa d'Avorio e di un'età compresa fra i 19 e i 30 anni, i sei ragazzi hanno frequentato per un anno la scuola per imparare l'italiano e avere le basi per poter lavorare, si sono resi utili per la comunità e hanno da qualche mese intrapreso un tirocinio professionale in diversi campi, punto di partenza per un futuro impiego e per l'integrazione nella società italiana. Nel “modello Calò” è previsto obbligatoriamente la presenza di figure essenziali per rendere migliore l'accoglienza di queste persone, ferite nel profondo da tutto quello che hanno dovuto affrontare: con i soldi che lo stato mette a loro disposizione, si possono assumere uno psicologo, un educatore e un’insegnante d’italiano ed eventualmente un avvocato qualora occorra un intervento legale per il ricongiungimento familiare di questi immigrati.

«Noi abbiamo solo aperto la nostra porta, un gesto semplice che tutti noi possiamo fare, non ci sentiamo eroi e non c'è niente di straordinario» ha concluso il prof. Calò.

 

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  1. pastore giovanni 8 gennaio 2017, ore 19:54

    Spero che siano state le pessime condizioni atmosferiche ad aver condizionato molto la partecipazione scarsissima all'incontro svolto al Laboratorio Urbano:Si è avuta la lodevole dimostrazione che qualcuno ha voglia di muoversi,quando tutte le battaglie sono ormai perse,e segnala comunque una soluzione,sperando che tutto quello che avviene e tanti altri sintomi non segnino l'arrivo di tempi peggiori.Ma occorre anche coniugare l'accoglienza con il rispetto della legalità,parlare di aiutare i profughi bisognosi e non quelli falsi che si confondono con quelli veri,altrimenti rischiamo di non aiutare nè gli uni nè gli altri,creando sempre un notevole costo che ricade sui cittadini e pericolosi problemi di ordine pubblico.

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Commenti recenti

  • cofano annarita

    grazie x questo interessante articolo, avete scritto tutti i recapiti da uilizzare ma non avete messo il link del cup, gentilmente potete...

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  • Pantaleo Pietro

    È inutile commentare quando per compiacersi certi amici non si pubblica quello non in linea con dictat di chi vi comanda. Complimentu.

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