Continua il festival "LegalItria", al Salvemini si è parlato di schiavitù e caporalato

di Marisa Cassone sabato, 5 maggio 2018 ore 06:05

Ieri mattina, la presentazione dei libri “Morire come schiavi” e “Mafia Caporale” all’Itet “Salvemini”. LE FOTO

FASANO - Nell’ambito di “Legalitria”, il Festival nazionale della Legalità, ieri mattina, venerdì 4 maggio, nell’auditorium dell’Itet “G. Salvemini” a Fasano si è affrontato il tema del caporalato con la presentazione dei libri “Morire come schiavi” di Enrica Simonetti e “Mafia Caporale” di Leonardo Palmisano.
 
L’ incontro, a cui hanno preso parte le classi del triennio dell’Istituto Tecnico, del biennio dell’Ipsia “Ferraris” e due classi della scuola media “Bianco – Pascoli”, è stato moderato dalla giornalista Donatella Lopez. Ospite della mattinata Stefano Arcuri, marito della bracciante 49enne Paola Clemente, “morta di lavoro”.
 
«Arrivò in redazione la notizia della morte di Paola Clemente. Una storia che mi ha colpito tantissimo – ha raccontato la Simonetti - I giornalisti si occupano di una storia ma poi viene dimenticata. Questa invece non può essere accantonata e così ho scelto di scriverne un libro. Il mio obiettivo non era quello di presentare me stessa ma portare testimonianze, dar vita ad un'inchiesta vecchio stile. La storia di Paola Clemente è la storia di una donna che si è messa in gioco in un sistema che sfrutta le braccia umane. Paola è un simbolo di tutto ciò che è sbagliato e che, purtroppo, avviene sotto i nostri occhi».
 
Fondamentale la testimonianza di Arcuri che ha raccontato al giovane pubblico le ultime ore di vita di sua moglie e l'indifferenza del caporale che ha ignorato le richieste di aiuto di Paola, conducendola alla morte.
 
«Il reato di caporalato viene definito un reato di mafia perché anche qui c'è il ricatto da parte dei superiori - ha aggiunto Palmisano – siamo di fronte a un vero e proprio sistema che arricchisce più dello spaccio di stupefacenti. Questo solo perché l’Italia lo permette».
 
«Si tratta di fenomeni diffusi in Puglia, Calabria e Basilicata, terre di turismo e bellezza che però nascondono queste dure realtà. È un sistema di violenza che può essere combattuto. Bisogna essere uniti per protestare, evitare la disgregazione. Bisogna avere la forza di combattere insieme» ha concluso Enrica Simonetti.
 
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