Con "Atelier Parigi" si chiude l'ottava stagione di musica da camera

di Barbara Castellano mercoledì, 16 maggio 2018 ore 06:05

Cecilia Ziano, Francesco Dillon e Gloria Campaner hanno magistralmente eseguito musiche di Ravel, Busoni e Debussy. LE FOTO

FASANO – L’VIII stagione di musica da camera ha selezionato per il suo gran finale al Teatro Sociale di Fasano un “bouquet” di brani che «potrebbe essere denominato “Atelier Parigi” - ha commentato così Mariarita Alfino, direttrice dell’Accademia dei Cameristi - per le raffinate composizioni strumentali francesi e italiane composte a cavallo di due secoli: ‘800 e ‘900». Ravel, Busoni e Debussy hanno conquistato la platea, composta in larga parte da studenti di scuole fasanesi, grazie al brillante talento di Cecilia Ziano al violino, Francesco Dillon al violoncello e Gloria Campaner al pianoforte. Durante questa stagione cameristica l’Accademia ha infatti collaborato con i ragazzi del liceo “Da Vinci” di Fasano (accompagnati dal professor De Leonardis), con gli studenti della scuola media “Galilei” di Pezze di Greco (accompagnati dalla professoressa Velardi) e “Bianco-Pascoli” di Fasano.
 
Il concerto si è aperto con la “Sonata per violino e violoncello” di Ravel (allegro - molto vivace – lento – vivace, con brio) scritta nel 1922 in occasione della morte di Debussy, tanto che il primo tempo è a lui dedicato. Le due voci degli archi hanno dialogato tra loro rinunciando, come ha scritto lo stesso compositore, “al fascino dell’armonia in favore della melodia”. 
 
Il brano successivamente proposto è stato composto dall’italiano Ferruccio Busoni in età giovanile, a circa 23 anni. “Kultaselle, 10 piccole variazioni su un canto popolare finnico per violoncello e pianoforte” è stata scritta attorno al 1890 quando si è recato in Finlandia dove, dopo un anno di grande solitudine, incontrò la donna della sua vita. Nonostante la dedica sia per un altro musicista, l’opera è palesemente indirizzata a quella che sarà la sua futura moglie, basti pensare che “kultaselle” significa letteralmente “alla mia amata”.
 
Dulcis in fundo, le tre voci degli strumenti si sono unite per regalare un’emozionante “Trio in sol maggiore” di Claude Debussy. Ogni tempo (andantino con moto, allegro - scherzo - andante espressivo - appassionato) è stato contraddistinto da un’esecuzione elegante e graziosa, specchio perfetto dell’ispirazione che il compositore trovava nel lirismo dei russi come Čajkovskij e nel romanticismo di Chopin e Schumann. 
 
Il bis di Debussy ha fatto calare il sipario su questa partecipata rassegna che, ancora una volta, ha portato nella nostra città musicisti apprezzati a livello internazionale. Fortunatamente però l’Accademia dei Cameristi, che si esibisce con gli stessi concerti in capitali come Parigi e Vienna, ha già rinnovato l’invito per la prossima edizione.
 
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