Cento battiti per Francesco Zizzi, un «esercito della memoria»

di Barbara Castellano martedì, 5 giugno 2018 ore 06:10

Gli alunni del “Da Vinci” hanno omaggiato l’agente della scorta di Moro con lo spettacolo “Il poliziotto con la chitarra”. LE FOTO

FASANO - «Non preoccupatevi ragazzi, davvero, giocate pure, mi fa un solo un po’ male il cuoricino». Fu così, a 10 anni durante una partita di calcio, che il vice brigadiere Francesco Zizzi si aggiudicò il soprannome di Cuoricino. Alla vita dell’agente di scorta di Aldo Moro è stato dedicato, ieri sera (lunedì 4 giugno), lo spettacolo “Il poliziotto con la chitarra”. Cento battiti dedicati al vice-brigadiere morto nella strage di via Fani. Cento come gli alunni ed ex alunni del liceo “Leonardo Da Vinci” coordinati dagli infaticabili docenti Michele Iacovazzi e Mina Corelli. La data scelta non è stata casuale perché proprio ieri l’agente avrebbe festeggiato 70 anni. Il lavoro originale (il cui nome deriva dalla definizione data da Mario Calabresi al nostro Francesco Zizzi nella prefazione del libro “Gli eroi di via Fani” di Filippo Boni) rientra nel progetto “Intrecci di musica e letteratura”  che, dopo una trilogia sulla musica d’autore, ha virato verso un teatro civile e verso la cittadinanza attiva senza mai tradire la sua missione principale: narrare storie da consegnare alla memoria collettiva mettendo in luce i numerosi talenti dei ragazzi che sono musicisti, attori, cantanti, ballerini, grafici, costumisti e scenografi.

«Ci sono giorni più duri, bui anche a mezzogiorno, degli strappi improvvisi, quelli dei congedi definitivi; i giorni delle cose che non puoi cambiare anche se vorresti, quelli in cui una fitta che avevi dimenticato torna a farsi sentire. Ci sono giorni destino in cui tutto accade e tu non hai scelta, i giorni che decidono anche per quelli successivi senza averli consultati». Il 16 marzo 1978 per la famiglia Zizzi, per Fasano e per tutta la nazione è stato uno di quei giorni. Franco Zizzi (se Danilo Rizzo è una bella conferma, il ballerino Antonello Amati spicca grazie alla sua interpretazione del lato più giocoso e scanzonato) quel giorno prendeva servizio per la prima volta come agente della scorta dell’onorevole Aldo Moro (Gabriele Cacucci è stato particolarmente intenso nella recitazione della lettera alla moglie Noretta). Aldo Moro veniva rapito. Franco Zizzi veniva sparato e, a differenza degli altri agenti morti in via Fani, morirà al Gemelli di Roma (“Affermativo, affermativo, qui ce n’è uno vivo”: la canzone di Jovanotti ha accompagnato musicalmente questo momento ed è stata poi ripresa nel finale).

La storia che però i ragazzi e i professori hanno scelto di raccontare non è quella nota della strage, non solo. È uno spaccato della vita di Franco, del suo amore per la musica e la chitarra, del rapporto con le amate sorelle Adriana (Giulia Ribigini) e Mariapia (Carmen Scollo), del ricordo della nipotina Valentina Mauriello (commovente Mariasole Corelli nel monologo scritto dalla Mauriello e intrecciato con “La Notte” di Arisa), dell’amore con Valeria (Isabella Lillo regala una performance struggente tra ballo e recitazione) che ha scelto di non sposarsi più e fermarsi a quel 16 marzo di cui quest’anno ricorre il 40ennale.

Il copione è riuscito a trovare il perfetto equilibrio tra il dramma plumbeo della strage e la spensieratezza di un uomo comune con le sue passioni: eroe per fato, eroe per dovere. Il sottofondo di queste relazioni umane - e per questo potenti - è la hit parade dell’11 marzo riproposta interamente: Bennato con “Il Gatto e la volpe”; un medley di quattro canzoni (“Stayin’ alive” dei Bee Gees, “La vie en rose” di Grace Jones, “Ti amo” di Umberto Tozzi e “Pensiero stupendo” di Patty Pravo); “Amarsi un po’” di Lucio Battisti; “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti; “Un’emozione da poco” di Anna Oxa; “Solo” di Claudio Baglioni e «dal clamoroso e inaspettato terzo posto del festival di Sanremo direttamente al primo posto della nostra classifica» “Gianna” di Rino Gaetano. A condurre la hit parade e a fare da voce narrante ci hanno pensato gli speaker, ora vulcanici ora seri e compassati, di Radio 2 (live dal 1978) e di Radio Intrecci (live dal 2018) dalle postazioni ricreate per l’occasione.

Al saluto del sindaco Francesco Zaccaria, complimentatosi per l’impegno profuso, sono seguiti i ringraziamenti di Valentina Mauriello che ha definito tutti i giovani protagonisti «esercito della memoria» in grado di ricucire gli strappi di un passato doloroso. Parole colme di speranza sono state dedicate ai ragazzi da Filippo Boni che ha inviato un messaggio letto in apertura di serata dalla preside Maria Stella Carparelli «Carissimi ragazzi, […] il lavoro che avete costruito insieme ai vostri illuminati insegnanti ha una potenza enorme che da una parte salvifica e dall’altra costruisce. Il vento della memoria spazza le nubi, schiarisce il cielo, rende la verità più vicina, il cuore più forte, il silenzio meno amaro e la solitudine imposta più madre e meno matrigna. […] Franco oggi vive nei vostri occhi, parla con le vostre bocche, la sua chitarra suona con le vostre e i sogni combaciano. […] Il vostro spettacolo è una risurrezione civile».

Fotoservizio a cura di Mario Rosato.

Tempo di lettura stimato: 2’30’’

Attribuzione - Non commerciale

   

Inserisci un commento


Fasano social







Commenti recenti

  • Bianco Romano

    Usiamo il giusto linguaggio: i "punti" esistono a basket e a pallavolo, NON a pallamano. A pallamano esistono esclusivamente le RETI

    Mostra articolo