Radiodervish al Minareto, "Il sangre e il sal" per vent’anni di cantautorato mediterraneo

di Ilaria Potenza sabato, 4 agosto 2018 ore 13:10

La formazione italo-palestinese è in tour con il nuovo album: tappa a Fasano per un nuovo appuntamento di “Bari in Jazz”

FASANO - Ci vorrebbe un esperanto del mediterraneo, una democrazia linguistica che sappia far comunicare i popoli. E il Sabir cantato dai Radiodervish, una miscela di genovese, arabo, spagnolo e greco, è il linguaggio antico parlato nei porti e tra i suoi modi di dire "Il sangre e il sal", che dà il nome al nuovo album del gruppo italo-palestinese formatosi a Bari nel 1997, racconta bene il presente perchè è contemporaneamente attaccamento alle radici e allontanamento da casa varcando il mare.

Ieri 3 agosto al Minareto della Selva, nell’ambito di Bari in Jazz,  Nabil Salameh, voce e chitarra acustica, Michele Lobaccaro, chitarre e basso, e Alessandro Pipino, tastiere, organetto, fisarmonica e diamonica, hanno raccontato il loro ultimo lavoro di cantautorato mediterraneo, liberando sonorità ancestrali che coincidono con una crescita di noi uomini nel presente. “Il sangre e il sal” è un  viaggio nella aristocrazia della musica, perché è una contaminazione di lingue e substrati letterari che sanno parlare anche di morte e guerra con la gentilezza della loro world music mai urlata. In vent’anni di carriera i Radiodervish non sono mai stati estremi, pur essendo schierati con fermezza dalla parte dell’umanità, insegnandoci a non vedere più confini con la loro “rivoluzione delle lucciole”: lo è Angelo Vassallo ad esempio, il sindaco pescatore ucciso dalla camorra a cui è dedicata Il sogno delle lucciole, e lo è Pippa Bacca, artista italiana uccisa a Istanbul durante una performance teatrale, con cui si proponeva di attraversare in autostop paesi in conflitto per promuovere la pace, ricordata in Velo di sposa.

I Radiodervish sono visitatori di porte (dal persiano Dar wish) senza necessità di visto, per questo la scelta del termine “radio”. E la band pugliese viaggia a frequenze altissime, raccontandoci un Mediterraneo fatto di persone, prima che di Paesi, a cui aprirsi a dispetto del profeti del cattivo esempio. Alessandro Pipino mette in equilibrio suoni antichi e l’elettronica più impalpabile, fondendosi alla voce di Nabil Salameh, una morsa delicata da cui è impossibile liberarsi, e all’afflato stringente di Michele Lobaccaro.

Alla presentazione dei brani del nuovo album, Il sogno delle lucciole, Alì dagli occhi azzurri (tratta da Profezia di Pier Paolo Pasolini), Il sangre e il sal, Time for a Coffee, Una candela nel buio (riferimenti al poeta palestinese Mahmoud Darwish), sono stati affiancati alcuni successi come L’immagine di te, Erevan, Centro del mundo, L’esigenza e una cover impreziosita di Tu si na cosa grande di Modugno che dimostra come il canto napoletano utilizzi i quarti di tono della musica araba.

Appuntamento al Minareto il 13 agosto con il quartetto vocale Faraualla.

Attribuzione - Non commerciale

   

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Commenti recenti

  • Renna Andrea

    vorrei che ogni tanto l'mministrazzione comunale,andasse a fare un giro d'ispezione nelle strade di via Adami,via st Antonio e dintorni

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