Battiato, l'artista poliedrico che non ha mai avuto paura di osare

di Barbara Castellano lunedì, 6 agosto 2018 ore 05:55

Fabio Zuffanti, intervistato da Ilaria Potenza, ha presentato ieri sera al Boho Selva Cafè il suo “Battiato: la voce del padrone”

SELVA DI FASANO - Secondo Simon Reynolds, tra i critici musicali contemporanei più influenti al mondo, per scrivere di musica e per farlo bene è necessario mettere in equilibrio giornalismo musicale e critica musicale. Equilibrio sapientemente raggiunto da Fabio Zuffanti che ieri sera (domenica 5 agosto), intervistato dalla giornalista Ilaria Potenza, ha presentato il libro “Battiato: la voce del padrone”, sottotitolo “1945 - 1968: nascita, ascesa e consacrazione del fenomeno” (Arcana Edizioni), al Boho Selva Cafè a Selva di Fasano.

L’incontro, promosso dai Presidi del Libro di Fasano e introdotto dalla referente Annamaria Toma, ha seguito la vita di Franco Battiato, al secolo Francesco. Cresciuto in Sicilia in una famiglia “matriarcale”, dopo la morte del padre si è spostato a Milano dove è stato lanciato da Giorgio Gaber nel programma “Diamoci del tu” condotto assieme a Caterina Caselli. Si è esibito con un altro cantautore ancora sconosciuto: Francesco Guccini. È in questa occasione che il Signor G. ha proposto a Battiato di cambiare il nome da Francesco a Franco per evitare qualsiasi confusione.

«Ho scritto questo libro - ha commentato Zuffanti - perché Franco Battiato non ha mai avuto paura di osare, è un trasformista, una sorta di David Bowie italiano». Basta dare un’occhiata alla sua discografia per coglierne le svolte improvvise, i salti nel vuoto proprio quando avrebbe potuto semplicemente cavalcare l’onda. Le sperimentazioni con il cinema e la pittura, oltre che con la musica, sono esempio dell’irrequietezza di un genio mai appagato e sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Lo ha fatto prima (e gli album “Fetus” e “Pollution” lo testimoniano) quando ha abbandonato la musica leggera italiana per abbracciare le atmosfere rock che tanto fermentavano all’estero, poi quando ha creato la sua musica terapeutica viepiù priva di parole e votata invece agli strumenti (“Sulle corde di Aries” e “Clic”, dedicato al musicista e amico tedesco Stockhausen).

Ancora, incessantemente, una ulteriore svolta con “L’era del cinghiale bianco” che, come sottolineato da Ilaria Potenza, «fa da cerniera tra il Battiato che era e quello che verrà». Si arriva così a “La voce del padrone”, successo clamoroso contentente pezzi quali “Bandiera Bianca” e “Centro di gravità permanente” nonché tappa finale di un libro che si propone di essere molto più che una biografia. La presentazione, impreziosita da un ricco setting che richiamava la vita e le canzoni di Battiato, ha messo in luce il lavoro certosino e appassionato di ricerca compiuta dal musicista e scrittore Fabio Zuffanti che ci consegna, così, un importante vademecum per scoprire - o riscoprire - un artista immortale.

Attribuzione - Non commerciale

   

Inserisci un commento


Fasano social







Commenti recenti

  • Renna Andrea

    vorrei che ogni tanto l'mministrazzione comunale,andasse a fare un giro d'ispezione nelle strade di via Adami,via st Antonio e dintorni

    Mostra articolo