L'alfabeto della natura cantato ne “Gli orti della Sirena” di Carlo Nicotera

di Barbara Castellano domenica, 9 settembre 2018 ore 10:30

L’agorà della masseria Lama di Coccaro di Marialuce Giannaccari ha traghettato i presenti grazie alla musica di Fabrizio Piepoli, la voce di Valerio Bianco. gli interventi di Claudio Scamardella e i sapori di Johnny Russo

FASANO – «L’idea è che l’alfabeto della natura ci possa tenere insieme». Da qui parte il giornalista e scrittore napoletano Carlo Nicotera per raccontare il suo libro “Gli orti della Sirena” (Iemme editore) che è stato presentato ieri sera (8 settembre) nella splendida agorà di masseria Lama di Coccaro. Marialuce Giannaccari, padrona di casa, ha preso il timone della nave invitando i presenti a “imbarcarsi” per un viaggio nel Mediterraneo.

Il mare nostrum, visto da Egnazia, è stato fotografato da Giancarlo Bellantuono ed è stato la prima tappa de “Gli orti della Sirena”. Ogni approdo è stato segnato da interventi, musiche, letture, sapori grazie a Claudio Scamardella, direttore del Quotidiano di Puglia, al musicista Fabrizio Piepoli, alla voce narrante Valerio Bianco e al ristoratore Johnny Russo.

Nel libro di Nicotera sono racchiuse tante piccole odissee di persone normali «che non solo non sono raccontate dalla storia ma spesso e volentieri dimenticano se stesse perché sono prese dal quotidiano. Ma vivere il quotidiano è un atto assolutamente eroico e in particolare nelle nostre terre, nelle nostre coste, nelle nostre case si ritrovano caratteri comuni che sono quelli che vanno dalla Puglia alla Spagna al Maghreb». È già nell’etimo di Mediterraneo che scorgiamo il suo carattere: è il mare che è in mezzo alle Terre e ne permette contaminazioni culturali, musicali, gastronomiche.

«Il filo conduttore è il viaggio alla scoperta dell’anima - così ha commentato il direttore Scamardella - e che cosa c’è oggi di più politico, profondo e di meno personale che una riflessione, tra l’altro con un linguaggio poetico, che un racconto del Mediterraneo. Il viaggio sta nel DNA del Mediterraneo ed è la negazione della paura. Se uno ha paura difficilmente si apre e va ad incontrare un altro. È la speranza, invece, di trovare qualcosa di diverso che fa viaggiare».

La cifra del libro non è solo politica ma anche emotiva, Nicotera ha infatti avvertito la necessità di prendere le distanze da come viviamo il nostro tempo. «Ci nascondiamo dietro una serie di cose che ci fanno sempre più uguali agli altri e ci fanno dimenticare come siamo singolarmente. […] La parola è importante e quella che cerco di raccontare è quella che si esprime, di volta in volta, vincendo la complessità della dialettica di un muro. Noi abbiamo dimenticato questa tradizione orale che spesso è delle musiche che si possono ascoltare in Siria o nel Maghreb e che può trasformarsi in una danza africana che a sua volta può trasformarsi in una danza feroce di una pizzica o una taranta».

Una musica che risuona, grazie al polistrumentista Fabrizio Piepoli, da vicino con le note ioniche di “Lu bella ca lu tieni lu pettu tundu” intrecciata al “S’agapò” greco (Σ’αγαπώ/Ti amo) e da lontano con la canzone araba “Asfour” (Il passerotto) di Marcel Khalife e la bellissima “La cantiga de la Serena” (La canzone della Sirena) della tradizione sefardita.

È il Mediterraneo l’antica e grande sirena che incanta tutti i suoi uomini.

Attribuzione - Non commerciale

   

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