Tutta la verità, "Nient'altro che la verità" per l'inizio del festival "Di scena a Fasano"

di Ilaria Potenza lunedì, 24 settembre 2018 ore 04:50

La commedia fuori concorso di Fabiano Marti ha aperto ieri al Teatro Sociale la rassegna diretta da Mimmo Capozzi, giunta alla decima edizione

FASANO - “Nient’altro che la verità” è la formula giuridica che impone al testimone di dichiarare il vero in un processo. E ieri sera la compagnia di Grottaglie “Quanta brava gente” ha portato in scena l’omonimo spettacolo con la regia di Fabiano Marti al Teatro Sociale, costringendo il pubblico a salire sul banco degli imputati con la leggerezza di un testo irriverente. Il Festival Nazionale di Teatro “Di scena a Fasano” è giunto alla decima edizione e, visto l’inizio con questo spettacolo fuori concorso, è evidente che la rassegna organizzata dal gruppo di attività teatrali “Peppino Mancini”, e diretta da Mimmo Capozzi, sarà un appuntamento con le storie riuscito anche quest’anno.

Sul palco tre amici, lo psicologo Marco (interpretato da Gianni Filannino), l’avvocato divorzista Paolo (Piero Buzzacchino) e il ragioniere Giovanni (Pasquale Arpino), sono circondati da una scenografia essenziale  che descrive la loro condizione esistenziale: gli scatoloni di un trasloco accatastati,  su cui poggiare una bottiglia di vodka e un vassoio con pane e salame, hanno saputo infatti raccontare l’iconografia della disperazione dei tre protagonisti. Il matrimonio di Marco e Cristina (Anna Colautti) è finito. Lei lo ha tradito tante volte, anche con il suo migliore amico Paolo, e Marco lo ha sempre saputo. Deve ricominciare da zero e, complice una serata tra  amici a casa di Giovanni, Marco organizza la sua vendetta: il feticcio di un dio brasiliano viene issato al centro della scena a mo’ di “ il grande fratello ti sta guardando” di memoria orwelliana, una presenza ingombrante che, dopo le prime titubanze di Paolo e Giovanni, diventa persino divinità da invocare e su cui giurare la propria verità.

“Nientaltro che la verità” è una commedia dal ritmo buono con sketch tipici delle sitcom americane, che ha saputo coinvolgere il pubblico perché nella sua distensione narrativa sono stati inclusi anche riferimenti alla tradizione di Pirandello e dialoghi capaci di approfondire l’attualità, prendendo però le distanze dai cliché: la risata dei presenti non si è mai fatta sguaiata, al contrario è stata una via alla riflessione; il monologo di Cristina poi, definita “troia” da Marco, è stato un bel momento per parlare della libertà delle donne e della necessità di sganciarsi da certe logiche di genere. Gli sviluppi di questa commedia sono imprevedibili, ma una cosa è stata certa sin dall’inizio: la verità è illuminante e sa sempre salvare.

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    Praticamente la ss 172 parte dall' agip e nn da dopo patronelli per l'anas e le istituzioni varie, quella strada nn viene messa in...

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