Festival della Scienza. Diritto e scienza: un conflitto irrisolvibile?

di Redazione Go Fasano lunedì, 22 ottobre 2018 ore 05:20

Penultimo appuntamento per il Festival della Scienza con l’avvocato Luca Simonetti e il professor Antonio Incampo coordinati dal giornalista Enzo Magistà

FASANO: «Lo scopo di questi incontri è di avvicinare il più possibile i cittadini alla scienza, ai problemi della scienza, alla conoscenza». Con queste parole il giornalista Enzo Magistà ha introdotto il penultimo incontro del Festival della Scienza che ieri, domenica 21 ottobre, ha ospitato presso la Sala di Rappresentanza del Comune l’incontro “In scienza e giurisprudenza: quale diritto per la ricerca?”. «Come se fossero due binari, il diritto e la scienza, difficilmente si incontrano. Il più delle volte entrano in conflitto, in contraddizione se non addirittura in competizione e scontro perché sono due materie costantemente in evoluzione: due mondi che si rincorrono». Su questo interessante e attuale tema si sono confrontanti l’avvocato Luca Simonetti, autore del libro “La scienza in tribunale” e il filosofo Antonio Incampo, docente di Filosofia del Diritto dell’Università di Bari.

Entrambi gli esperti hanno sottolineato come il linguaggio che contraddistingue scienza e diritto li ponga immediatamente in contrasto. Se, come detto da Simonetti, la scienza è volta a raggiungere la conoscenza della verità, il diritto invece è un’istituzione volta a garantire l’ordine sociale tramite la risoluzione di controversie. Scopi diversi raggiunti tramite un linguaggio, come indicato da Incampo, “super dotato” per la scienza; retorico e soggetto alla questione ermeneutica per il diritto.
 
E tuttavia queste affascinanti interpretazioni del mondo si incontrano e scontrano nelle aule dei tribunali dove la scienza viene chiamata come mezzo di prova e non sul banco degli imputati. In questa sede anche gli errori dei periti (per cui si sta cercando di intervenire tramite riforma su valutazione prova scientifica nei processi) contribuiscono a inasprire il rapporto “scienza-diritto” e lasciano i magistrati senza punti di riferimento certi. Inoltre abbiamo una scienza che non può dare risposta a tutto e che si scontra sempre con limiti oggettivi: ciò si traduce nell’ostilità e nella diffidenza dell’opinione pubblica verso la ricerca scientifica.
 
Quindi questo conflitto non ha soluzione? La scienza non è democratica? «La scienza - come affermato dal prof. Incampo - conosce i suoi limiti. Dentro di sé ha un principio di umiltà di fondo e non perché impone le cose ma perché ci arriva attraverso un dibattito e un confronto rigoroso: in questo è il massimo della democrazia. Chi non conosce i suoi limiti è solo lo scientismo tecnologico, il sapere matematicizzante che rende univoche le proposizioni quando ne fa un uso dominativo rispetto all’esistenza stessa delle cose. L’“essere” diventa solo un essere interamente plasmabile e perde così la sua soggettività. In questa esaltazione del sé il rischio è, citando Pascal, che “chi vuol fare l’angelo spesso rischia di diventare una bestia”».

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