Cara mamma, ti scrivo una lettera

di Barbara Castellano domenica, 13 maggio 2018 ore 06:00

La seconda domenica di maggio, in Italia così come in altri Paesi, si celebra la figura della madre

Cara mamma, 
ti scrivo una lettera e sono confusa perché temo di diventare banale, temo che sarebbe più facile allegare una di quelle GIF glitterate con fiori e gattini che ti fanno gli auguri. Oggi è la tua festa e, se di banalità proprio devo esser tacciata, allora ti dico subito che non dovresti esser festeggiata solo oggi. «Sì, è vero: io credo che l’amore serva soprattutto a vendere molte scatole di cioccolatini e, sa, in certe culture, una gallina». Forse il dr. Cox di Scrubs ha ragione. Forse tutte queste feste non sono che operazioni commerciali. «Mi dia dell’ingenuo, non fa niente, perché in fondo continuo a crederci». In buona sostanza che male c’è a usare questo giorno per pensarti una volta in più e, se posso, per abbracciarti una volta in più.
 
Ti ricordi quando ero nella tua pancia? Io no, ovviamente, ma raccontami ancora di come scalciavo e di come la tua voce mi acquietava.
Ti ricordi quando sono caduta di faccia sui mattoncini delle costruzioni e mi sono stampata in fronte la loro forma? Io ricordo solo il bacio dopo, non ricordo il dolore, perché col tuo bacio la “bua” andava via.
Ti ricordi di tutte le storie della buonanotte? Io sì, ricordo anche che a volte baravi e saltavi dei pezzi perché ti divertivi a vedere se me ne accorgessi.
Sono sicura che ti ricordi delle liti, quelle chi se le scorda: inevitabili e a volte feroci. 
 
Pensavo a tutte queste cose perché ho letto del 27enne fasanese che ha picchiato la madre e non sono riuscita a capacitarmi della violenza del gesto. Non sappiamo nulla di queste persone, sono universi di vita a noi estranei, eppure è così facile commentare e giudicare - anche alacremente - un episodio che non può essere giustificabile.
Mamma, non ricordo la prima volta che ho pianto ma sono sicura che tu te la ricordi.
Mamma, ricordo quella volta in cui ti ho vista piangere di nascosto perché un genitore dovrebbe essere roccia salda. Ho visto le lacrime scavarti e ho solo pensato a quanta forza deve avere una madre.
 
Mamma, ricordi quanta paura avevo della morte? Non della mia ma di quella degli altri. La mia dopotutto sarebbe facile perché tanto poi la rogna è di chi rimane. Mamma, hai mai pensato che un bambino che perde (ma dove, dove perde?) i genitori è un orfano, mentre una mamma che perde i suoi figli come si chiama?
Quanta arte ti è stata dedicata, perché in te risiede il miracolo della vita e perché, come la Madonna per Dante, sei «umile e alta più che creatura, termine fisso d'etterno consiglio». Vedi di scendere dalle nuvole ora - perché sei umana e sbagli anche tu - e rimani qui con me, raccontami un’altra storia.
 
Io nel frattempo ti scrivo una lettera perché quel che ho sono parole e ricordi che sanno di te.
 
Buona festa della mamma.
 

Attribuzione - Non commerciale

   

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