L'addio a mons. Francesco Borselli: il ricordo del suo figlio spirituale

di Redazione Go Fasano giovedì, 13 settembre 2018 ore 06:00

Il triplice ritratto di don Francesco redatto da don Donato Liuzzi

MONTALBANO – Mons. Francesco Borselli, per tutti don Francesco, parroco emerito di Montalbano, non è più tra noi (LEGGI QUI). Nella notte tra domenica e lunedì il suo cuore ha cessato di battere all’età di 92 anni dopo una malattia (la leucemia) che lo ha colpito un paio di anni fa e dopo una broncopolmonite che da aprile scorso lo aveva costretto a rimanere a letto.
 
Martedì scorso nella chiesa parrocchiale si sono svolti i funerali di mons. Borselli, ai quali hanno partecipato a migliaia.
 
La cerimonia funebre (LEGGI QUI) è stata presieduta dal vescovo di Conversano-Monopoli, mons. Giuseppe Favale, ed è stata conclusa, prima del commiato, da un intervento del figlio spirituale di don Francesco, don Donato Liuzzi (nella foto che vi proponiamo insieme a don Francesco), parroco nativo di Montalbano, ordinato sacerdote il 24.09.2008 a Montalbano, e che attualmente è educatore nel seminario regionale di Molfetta.
 
Intervento che pubblichiamo integralmente a ricordo di un grande sacerdote, di un grande uomo, che tanto ha fatto per la comunità fasanese ed in particolare per la comunità della frazione più a sud di Fasano.
 
Mi è stato chiesto di condensare in questo momento la voce di don Francesco per la nostra comunità e la voce della nostra comunità per don Francesco.
Compito arduo in cui mi addentro consegnandovi un triplice ritratto di don Francesco: 
IL MAESTRO, IL CRISTIANO, IL PARROCO.
 
IL MAESTRO.
 
Giovane prete giunto a Montalbano nel 1963 a 36 anni, don Francesco ha da subito mostrato la sua spiccata indole pedagogica e la sua predilezione per i fanciulli e i ragazzi insegnando nella scuola elementare di questa comunità.
Anche in questi mesi – nei quali si è manifestata la sua malattia (dal mattino del 6 aprile u.s.) – don Francesco ci ha trasmesso un insegnamento che si compirà quando lo tumuleremo nella cappella cimiteriale da lui voluta a Cisternino. Accanto alla sua tomba una vetrata istoriata che ritrae san Francesco e sotto un cartiglio “Laudatosi’, mi Signore, per sora nostra morte corporale”. Sono parole di quel capolavoro della letteratura italiana che è il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi che don Francesco ci ha spiegato benissimo. Come? Camminando con spirito di lode incontro a sorella morte.
Da una quindicina di giorni diceva di sentire nelle orecchie canti popolari che chiedeva gli si cantassero o che cominciava a canticchiare: “tu scendi dalle stelle” alternato a canti mariani. Molti di noi sono rimasti edificati nel sentirlo cantare persino qualche ora prima della morte “Andrò a vederla un dì”.
La lode dunque come atteggiamento positivo e benaugurante dinnanzi a Dio e a ogni persona.
Nel canto popolare “Andrò a vederla un dì” si dice: “andrò a levar i miei canti con gli angeli e coi santi per corteggiarla ognor”. Così era lui: un uomo squisito che sapeva corteggiare lodando e onorando sempre gli altri.
E quando si vive così, persino la morte diventa motivo di lode al Creatore!
 
IL CRISTIANO.
 
Stando in mezzo a noi, don Francesco è stato anzitutto un cristiano con noi, progredendo attraverso le necessarie purificazioni della vita,nella fede, nella carità e nella speranza.
Mi ha colpito in questi ultimi giorni, dimorando con Irene nella sua casa, d’aver trovato in salotto un foglio con una trascrizione fatta di suo pugno di un testo di san Pier Damiani che evidentemente ha meditato più volte facendolo diventare la sua perfetta icona di questi giorni. 
Vi leggo partedella trascrizione: 
 
“L’afflizione quaggiù è sempre temporanea. A tutti sono riservati premi eterni in cielo per le opere buone. Nella sofferenza non disperare in cuor tuo, non ti sfugga il lamento della mormorazione. L’amarezza della mestizia non ti avvolga completamente, la pusillanimità non ti renda nervoso. Regni sempre la serenità sul tuo volto, risuoni sempre sulla tua bocca il ringraziamento. Il Signore deprime per elevare, taglia per guarire, atterra per sollevare. Pertanto o carissimo, irrobustisci il tuo animo alla pazienza ed aspetta lietamente la gioia dopo la tristezza. La speranza ti innalzi alla felicità, la carità accenda il tuo fervore perché la mente, piena di queste realtà, dimentichi ciò che soffre esteriormente, si rianimi e si immedesimi in ciò che contempla interiormente”.
 
IL PARROCO.
 
Don Francesco nel pomeriggio di mercoledì 5 settembre ha cominciato ad agitarsi, chiedendomi di accompagnarlo all’altare e di suggerirgli i nomi dei vescovi per un doveroso ringraziamento. Guardando verso l’armadio della sua stanza chiedeva se ci fosse molta gente e di scusarlo per l’attesa.
Quanti ci siamo accostati a lui in quella sera percepivano che egli stesse immaginando di essere in questa chiesa davanti a tutti noi. 
Dopo aver cenato, io e Irene ormai soli in casa, lo trovammo in stanza in uno stato di confusione e affanno grande per cui pensammo subito di chiamare il giovane Leonardo Manelli perché ci portasse il rituale e l’olio per l’unzione.
Dopo averla ricevuta verso le 23.10 mi chiese di cantare “Lieta armonia” , cantando egli stesso sulle parole del Magnificat “Lui solo è grande, lui solo è santo, lui solo è buono, a Dio sia gloria!”.
Rilassatosi, ma ancora visibilmente confuso verso mezzanotte chiese un microfono che Irene prontamente gli procurò (fingendo esserlo il cordless). Allora don Francesco impostandosi cominciò a dire queste parole che io ho trascritto all’istante alla presenza di Irene e Leonardo.
Ci sembra il suo ultimo discorso da parroco emerito per noi, un testamento spirituale:
“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia, la pace e la bontà del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi.
Ci siamo radunati in questa chiesa della diocesi di Conversano-Monopoli per un giorno di ringraziamento al Signore per gli innumerevoli benefici della sua bontà. 
Con gli occhi fissi al tabernacolo ringraziamo e adoriamo il Signore. L’Eucaristia è il mezzo per cui ci è concessa la sovrabbondante grazia del Signore.
Il tabernacolo è il luogo da dove il Signore illumina tutta la nostra comunità parrocchiale. Sull’altare la pisside e la santa Eucaristia…
Insieme cantiamo: “T’ adoriam ostia divina…”
GRAZIE ai seminaristi, alle confraternite, ai vari gruppi di Azione Cattolica, alle diverse associazioni, a chi ha curato l’allestimento della chiesa, a chi ha collaborato per i lavori fatti. 
Ci siamo radunati per incontrare il Signore, per ringraziarlo. 
Con gli occhi fissi all’altare lo abbiamo ringraziato per il dono dell’Eucaristia che è sorgente di vita, di bontà e di salvezza.
E poi abbiamo ringraziato perché nella sua bontà ha concesso a me sacerdote il dono di una vita lunga. Ho compiuto il 05/04/1926 novantadue anni.
E ringraziando per il dono dell’età, abbiamo voluto ringraziarlo per il sacerdozio. Chiamato al sacerdozio fui ordinato sacerdote il 23/07/1950 con altri due sacerdoti: don Saverio Ostuni e don Martino Scarafile.
Doni grandi per cui abbiamo sempre ringraziato.
L’Eucaristia è sempre fonte di benedizioni.
Accostiamoci all’Eucaristia preceduta dal sacramento della Penitenza per compiere gesti di amore e di pace. Ringrazio inoltre perché ho avuto la possibilità di esercitare l’ufficio pastorale e il magistero educazionale nella scuola senza alcuna difficoltà. Ringrazio il Signore anche per tutto quello che i vescovi hanno fatto per noi. 
Amiamo la Chiesa. Manteniamoci uniti.Il Signore ci benedica, ci protegga e ci accompagni sempre fino all’ultimo giorno della nostra esistenza terrena”.
Fin qui don Francesco.
 
Ora chiedo a tutti voi di aiutarmi per dare compimento a questo profilo di don Francesco maestro, cristiano, parroco.
Più volte ha lamentato la sofferenza che al suo arrivo con l’amico don Martino Scarafile e il vicario mons.Guarini il 18/01/1963 nessuno lo accolse.
Più volte ci ha detto che fu un vero venerdì quel giorno.
 
Ora aiutatemi!
 
Don Francesco!!! Il 18/01/1963 Montalbano era assente, oggi 11/09/2018 Montalbano ti saluta col chiasso amoroso di questo applauso!!!
 
Un lungo e commosso applauso ha salutato per l’ultima volta mons. Borselli, il parroco dal “sorriso accattivante” come ha ricordato nella sua omelia mons. Favale.
 
 
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