venerdì, 15 luglio 2011 ore 11:00
Bassifondi:8,2 a Daniel Kraus - un esordio di ordinaria follia

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di Emiliano Santoro
Una delle più ingenti astrusità di chi si accinge o in ogni caso si cimenta nel recensire un libro, un disco o un’opera d’arte è il continuo e affannoso tentare di sfuggire all’uso di un attributo ritenuto dai più ingenuo ed elementare: Bello, ormai caduto quasi definitivamente in disuso.
Ma l’opera prima di Daniel Kraus, regista cinematografico e televisivo, “L’estate del Coprifuoco”, bella lo è per davvero e in tutti i sensi. Capace di coinvolgermi. Capace di commuovermi. L’intensa e crudele storia di un’amicizia mandata in rovina da un evento tragico. Willie, Reggie e James. Tre dodicenni tra loro molto differenti ed uniti da un forte legame, destinato però a un inevitabile degrado. Un’estate in cui il terrore regna a causa di un furgone assassino che gira per la città a investire inspiegabilmente ragazzini e che dà l’inesorabile via all’avventura dei tre, sospinti dal fascino di disubbidire al coprifuoco e dando inizio inconsapevolmente a una fase di loro crescita interiore, perennemente sul confine che divide il giusto dallo sbagliato.
Un lavoro a cui bisogna dare il tempo di crescere e maturare, riga dopo riga, quasi come se l’autore stesso crescesse insieme ai protagonisti. Un esordio letterario in cui è impossibile cogliere la cruda verità se non all’ultime pagine, allorché lo scrittore ce la butta in faccia quasi a dire “la volevate ed eccola qui, ma ora non ditemi che avreste preferito non venirne a conoscenza”. Un libro nel segno di Stephen King, in cui un ritmo narrativo impeccabile viene ben supportato dalla lucida, lasciva, ironica e mai banale prosa di Kraus, degna di essere saggiata almeno una volta.
Da comprare a occhi chiusi e divorare in un pomeriggio uggioso d’estate o stesi in spiaggia sotto l’ombrellone nell’attesa dell’uscita italiana del suo secondo lavoro, “Rotters”.
Emiliano Santoro
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