La forte testimonianza di Sami Modiano ai ragazzi della "Bianco-Pascoli"

di Marisa Cassone mercoledì, 22 aprile 2015 ore 14:16

Questa mattina, il sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau ha incontrato gli studenti fasanesi. LE FOTO

FASANO- “Io non mi sentivo diverso, ero e sono umano come tutti gli altri”. Una storia forte, ricca di dettagli raccontata da chi ha vissuto sulla propria pelle le torture dei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa mattina, mercoledì 22 aprile, i ragazzi di terza media della scuola secondaria di primo grado “Bianco-Pascoli” hanno incontrato, presso il teatro Sociale, Sami Modiano sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
L’appuntamento, unico nella regione, ha visto la collaborazione del Lions Club Fasano-Egnazia  e rientra nell’ambito delle attività per la Giornata della Memoria 2015 e del progetto “Il dovere di aver memoria” che ne è parte integrante.
 
Sami Modiano, oggi 85enne, ha portato ai ragazzi dell’istituto diretto da Marilena Abbatepaolo, la sua fondamentale testimonianza per “Evitare che ciò accada ancora. Non voglio che voi vediate ciò che hanno visto i miei occhi a soli 13 anni” ha affermato Modiano agli studenti. Si definisce infatti “sopravvissuto ai campi della morte” ma anche un “privilegiato” per essere stato uno dei pochi ad essere uscito vivo da quell’inferno. Nato a Rodi, Modiano fu cacciato da scuola a soli 8 anni perché ebreo. Un’infanzia difficile la sua, vissuta a pari passo con le leggi razziali e la morte precoce di sua madre. Modiano ha raccontato del 18 luglio 1944 quando la sua intera comunità ebrea composta da circa 2mila persone, fu deportata, caricata in stive in pessime condizioni igieniche per poi giungere al campo di sterminio. Una terribile esperienza vissuta con il padre Giacobbe e la sorella Lucia, allontanata subito dal resto del gruppo e portata in un diverso settore del campo riservato a sole donne. Come ha ricordato Modiano, all’arrivo i tedeschi sceglievano subito chi dovesse subire una “morte immediata” o una “vita provvisoria”, quest’ultima fortunatamente fu quella che spettò a Modiano, costretto ai lavori forzati. “B7456” è il numero che ha ancora tatuato sul braccio sinistro e che sostituì il suo nome, togliendogli la dignità e il diritto di essere persona.
 
Modiano ha poi raccontato ai presenti la perdita di sua sorella, morta dopo un mese dall’arrivo nel campo, e l’addio di suo padre che, stanco e sofferente, si consegnò nelle mani dei tedeschi. “La morte non ha mai voluto prendermi” ha affermato Sami Modiano, ricordando il momento in cui quasi morente fu abbandonato su una catasta di cadaveri e poi salvato dall’arrivo dei russi.
 
I ragazzi, emozionati e colpiti da questa forte testimonianza, non sono più riusciti a rivolgere delle domande all’ospite che ha voluto concludere l’incontro invitando ad un minuto di silenzio per ricordare gli 11milioni di ebrei morti da innocenti, senza alcuna colpa.
 
“Quando non ci sarò più – ha affermato Modiano – voi ragazzi continuerete a raccontare la mia esperienza per evitare che tutto ciò possa accadere di nuovo”.

 

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