Antigone: la donna che con la pietas ha sfidato la legge dell'uomo

di Barbara Castellano sabato, 12 gennaio 2019 ore 07:52

Oltre 100 i ragazzi del “da Vinci” che hanno partecipato allo spettacolo aderendo alla V edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico

FASANO – «Vai ragazzo, prendi il mondo. Falli pure ridere ma, in fondo, tu ricorda non c’è niente, niente di più greco del presente». Basterebbero questi pochi versi (tratti dall’ultimo disco “L’infinito” di Roberto Vecchioni) per raccontare quello che ieri sera, venerdì 11 gennaio alle ore 18 e poi di nuovo alle 21, hanno messo in scena gli oltre 100 studenti del liceo classico “da Vinci” di Fasano nell’Auditorium della scuola. Versi citati in apertura dalla dirigente Maria Stella Carparelli e cantati dai ragazzi in chiusura, versi cari alla stimatissima professoressa Teresa Liuzzi alla cui memoria è stata dedicata la serata.
 
Partecipando anche quest’anno alla V edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, nata da un’idea del prof. Rocco Schembra del liceo “Gulli e Pennisi”, i ragazzi hanno fatto rivivere la tragedia sofoclea di Antigone e, parafrasando l’inno della manifestazione, “sono tornati antichi e come nuovi”.
 
L’eroina tragica, figlia dell’incesto tra Edipo e Giocasta, si oppone con fermezza all’editto del re tebano Creonte che vieta di dare sepoltura a Polinice. Lui è fratello di Antigone, Ismene ed Eteocle e, proprio con quest’ultimo, giunge a una lotta fratricida. Polinice, tuttavia, viene considerato un traditore. È così che la legge cieca degli uomini (di un Creonte ebbro di potere) entra in contrasto con quella divina. Antigone non soggiace per paura, come il resto dei sudditi, a una legge che non ritiene giusta e per questo sarà condannata a morte. Le Erinni, furiose per il comportamento di Creonte, lo puniscono: il figlio Emone, promesso sposo di Antigone, si ucciderà scoprendo l’amata senza vita. Anche Euridice, moglie di Creonte, si toglierà la vita dopo aver ricevuto la notizia del suicidio del figlio.
 
Il conflitto tra amore, famiglia e potere (cantato dai corifei e annunciato dall’indovino Tiresia) è stato rappresentato grazie alla fusione di antico e moderno: estratti recitati in greco alternati a “Zombie” dei Cramberries, coreografie di danza contemporanea su ritmi di tamburi battenti, di riti ancestrali. Con questo intreccio (curato dalle docenti Amelia Manfredi, Giorgia Lepore e Mara Ferrara) si esalta la scelta di Antigone, la sua pietas diventa cifra dell’umanità. Antigone, come canterebbe De André, «viaggia in direzione ostinata e contraria» e gli studenti le hanno reso giustizia «consegnando alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità».
 
Foto a cura di Mario Rosato

Attribuzione - Non commerciale

   

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