Costantino D'Orazio a Fasano, sei emozioni per raccontare l'arte

di Ilaria Potenza mercoledì, 23 gennaio 2019 ore 05:40

Lo storico dell’arte ha presentato ieri il suo libro, edito Laterza, in Sala di Rappresentanza

FASANO - “L’arte in sei emozioni”, edito Laterza, è il libro dello storico dell’arte Costantino D’Orazio, che racconta un mosaico artistico con grande libertà, dando prova al tempo stesso di un lavoro di approfondimento anche filosofico e aneddotico.
 
E ieri in Sala di Rappresentanza, durante la presentazione promossa dal Presidio del Libro locale e patrocinata dal Comune di Fasano, la docente di storia dell’arte e vicepresidente della Società di Storia Patria sezione di Fasano Maria De Mola ha analizzato il volume, permettendo inoltre la riflessione sulla valorizzazione del patrimonio artistico italiano e sul riconoscimento delle competenze, a dispetto degli improvvisati.
 
D’Orazio descrive sei emozioni, desiderio, delirio, tormento, stupore, dubbio e allegria, associandole a opere d’arte famose in un viaggio che inizia dai reperti dell’antica Grecia giungendo ai capolavori del Rinascimento, dalle invenzioni del Barocco alle rivoluzioni del Romanticismo, fino alle provocazioni del Novecento. È una tecnica che gli ha permesso di realizzare un “catalogo umano”, ricordando però che l’emozione non è il solo strumento per comprendere l’arte. Il confronto tra Maria De Mola e Costantino D’Orazio è stato un interessante esercizio di divulgazione artistica e culturale, perché avendo a disposizione la sola voce hanno scelto una storia, un dettaglio, un episodio  per raccontare l’arte in modo attraente, prendendo le distanze dai cattivi esempi di superficialità. La presentazione di “L’arte in sei emozioni” è stata un’occasione per comprendere come sia cambiato il nostro approccio emotivo agli eventi e quanto oggi sia necessario coltivare il dubbio, servendosi delle espressioni delle sculture di Niccolò dell’Arca in “Compianto sul Cristo morto”, che sono esempio di un miracolo tecnico ed empatico alieno, vista la loro bellezza.
 
Le donne vengono inoltre rappresentate come vergini o streghe, ma l’arte è povera di esponenti femminili che hanno espresso in pratica la propria idea di emozione, da sempre affidata alla scelta di immagini o parole, queste ultime considerate al tempo stesso un “tradimento della figura”, parafrasando Magritte.
 
La serata ha restituito un metodo efficace di avvicinamento e comprensione dell’arte, che non può ridursi soltanto a coinvolgimento sensoriale a ogni costo: le installazioni multimediali per esempio, le cosiddette “experiences”, sono un esperimento utile ma non possono diventare sostitutive dell’approccio più ortodosso, perché è importante scongiurare il pericolo della semplificazione e del tradimento della storia. E la competenza ne è l’antidoto.

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