Fabio Cinti interpreta Battiato ed “è bellissimo perdersi in questo incantesimo”

di Ilaria Potenza sabato, 26 gennaio 2019 ore 05:40

Il cantautore, vincitore del Premio Tenco 2018 come migliore interprete, si è esibito ieri al Teatro Kennedy con il suo adattamento gentile de “La voce del padrone”

FASANO - “Facciamo una scommessa! Secondo me questo disco venderà centomila copie”. Franco Battiato, nonostante la considerasse una cosa “impossibile”, accetta la sfida di Enzo “Titti” Denna, scommette cinque milioni di lire e perde. Perché La voce del padrone vende per davvero oltre un milione di copie ed è la prima volta che si raggiunge questo record nella discografia italiana.

Dopo trentasette anni dalla sua uscita, nel 2018 il cantautore laziale Fabio Cinti propone il suo “adattamento gentile” de La voce del padrone e si aggiudica il Premio Tenco come “miglior interprete di canzoni”. Anche se Cinti fa molto di più: rispetta le canzoni, ne conserva la partitura e la cadenza vocale originali, realizzando nuovi arrangiamenti che diventano un precedente pericoloso per chi ci lavorerà dopo di lui, perché eguagliarne la raffinatezza sarà difficile.
 
Ieri, durante il concerto di Fasanomusica al Teatro Kennedy accompagnato da Andrea Vizzini al pianoforte, Vanessa Cremaschi al violino, Giovanna Famulari al violoncello, Chiara Tofani al violino e Gaia Orsoni alla viola, si è dimostrato un intellettuale della musica italiana. Ed esserlo oggi richiede un reattivo sentimento estetico unito a una coraggiosa beffa anti-mainstream. Fabio Cinti rinuncia alla batteria, alle chitarre e ai sintetizzatori dell’originale, scegliendo un pianoforte e un quartetto d’archi: una opzione che ingentilisce tracce come Il Sentimiento Nuevo, che acquisisce un romanticismo particolare nonostante sia una sorta di storia della sessualità attraverso i secoli. Questo brano aveva la spensieratezza giusta per chiudere La voce del padrone allora, e Cinti rispetta la tradizione, ma fa della leggerezza un manifesto della sperimentazione se si pensa alla sua versione remix, uscita solo qualche giorno fa e realizzata con Lele Battista. Durante la serata sono stati proposti anche i brani Prospettiva Nevski, L’animale, Povera Patria e alcune tracce della produzione di Cinti, come Dicono di noi, L’antidoto e Amore elettrico.
 
La voce del padrone di Battiato, forse l’album più centrato della sua carriera, è un esempio di pop cervellotico finito nelle case di tantissimi italiani, per buona pace di quelli che si adattano alla smaterializzazione per piacere. E a Fabio Cinti ne sarebbe permesso anche un “adattamento prepotente”, perché è un artista che conosce e mette a disposizione del pubblico il suo sapere, libero dal pudore in cui vivono oggi gli intellettuali: Cinti infatti supera questo paradosso del nostro tempo, consegnandoci il gusto dell’approfondimento e dell’interpretazione studiata, che abbiamo perso per una corsa al consenso che fa incetta di like, ma risparmia le cose fatte bene.

Il prossimo appuntamento è il 15 febbraio al Teatro Kennedy con “Omaggio ad Alda Merini” di Giovanni Nuti e Monica Guerritore.

Fotoservizio di Mario Rosato 

Attribuzione - Non commerciale

   

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