Frame, frammenti di bellezza al Teatro Kennedy

di Dino Cassone venerdì, 1 febbraio 2019 ore 07:04

Fascino e originalità nell’opera teatrale firmata da Alessandro Serra in cartellone nella Stagione di Prosa di Fasano

FASANO – «Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo». La citazione è di Edward Hopper ed è stata presa alla lettera da Alessandro Serra, regista di “Frame” (una produzione Cantieri Teatrali Koreja), l’opera teatrale andata in scena ieri (31 gennaio) al Teatro Kennedy di Fasano. Il terzo appuntamento in rassegna nella Stagione di Prosa 2018-2019 approntata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese è stato infatti uno spettacolo completamente muto, e per questo affascinante ed originale. Una scelta coraggiosa che va a sfidare lo spettatore più classico.
   
I bravissimi attori in scena (Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone e Giuseppe Semeraro) hanno difatti ricreato attraverso i soli movimenti plastici, volutamente rallentati e ripetuti, alcune delle suggestive opere dell’artista americano. Il resto (e che resto!) lo ha fatto il superbo gioco di luci curato dallo stesso Serra. Il risultato è stata un’immersione totalizzante e trascinante nel mondo di Hopper e nei suoi quadri-fotografie, fatto di chiari e di scuri in contrasto con la solitudine fredda ed immobile dei protagonisti in scena.   
 
A cucire le storie che si dipanano da un frame all’altro, e che si vanno a collocare idealmente prima o dopo, davanti o dietro le opere per come le ha dipinte Hopper, è quello che da molti critici era ritenuto una sorta di alter-ego del pittore, l’inquietante clown vestito come Pierrot, dipinto nel 1914 nella tela intitolata Soir Blue. Sarà lui ad allestire il set di volta in volta, posizionando o togliendo oggetti arrivando perfino a sistemare gli stessi personaggi come involucri senz’anima.
Un teatro che non può essere inscatolato in alcun genere quello proposto da Serra, modulato sulle emozioni dei silenzi e che ha sorpreso per come sia riuscito a suscitare la meraviglia – tipicamente infantile – dello spettatore dinanzi a gesti semplici, come una barchetta di carta che fluttua tra inesistenti onde.
 
 
Fotoservizio: Francesco Schiavone

Attribuzione - Non commerciale

   

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