Riordino ospedaliero: a Ostuni si protesta, a Fasano si fa solo sterile polemica

di Giannicola D'Amico domenica, 26 febbraio 2017 ore 11:43

Intanto l’Umberto I chiude definitivamente

LA STORIA

FASANO -  Da sempre tra Fasano e Ostuni c’è stata e c’è una eterna contesa su diversi ambiti, primo fra tutti quello della sanità. 
 
Non a caso quasi tutti i reparti un tempo attivi a Fasano sono stati trasferiti ad Ostuni, nonostante la struttura ostunese non abbia nulla di diverso rispetto all’Umberto I. 
 
A Ostuni, però, da sempre sono riusciti a far valere maggiormente i loro diritti. 
 
Prova ne è l’attuale ospedale che, comunque, resta in vita con numerosi reparti e con il pronto soccorso. 
 
Prova ne è la battaglia intrapresa anni fa dall’allora sindaco della città bianca che alla fine riuscì a far saltare la decisione di costruire un nuovo ospedale a Speziale, in territorio di Fasano, baricentrico tra Fasano, Ostuni e Cisternino, determinando di fatto il potenziamento di quello di Ostuni e la scelta poi di costruire il nuovo ospedale tra Fasano e Monopoli, ma comunque in territorio di Bari.
 
Prova ne è le protesta attivata in questi giorni dagli ostunesi con in testa la Amministrazione comunale della città bianca per il sol fatto che, a seguito della delibera della Asl di Brindisi 301 del 17 febbraio scorso, si dispone il blocco dei ricoveri di pediatria e cardiologia. Stamattina, infatti, è in programma una mobilitazione dinanzi al nosocomio ostunese. 
 
E da qualche giorno è stata anche lanciata sui social la proposta di bloccare la statale 379 per protestare contro il piano di riordino del governatore Michele Emiliano, coinvolgendo tutti i cittadini dei comuni vicini oltre che le tv e “Striscia la notizia”.
 
“Ad una città turistica con una popolazione di 150.000 abitanti – dichiarano gli ostunesi sui social -, tra locali, comuni limitrofi e turisti non è concesso rimanere senza una sanità efficiente e autonoma”.
 
A Fasano, invece, dove tutti i reparti dell’ospedale dal 1° marzo prossimo (tra due giorni) saranno definitivamente chiusi al pari del pronto soccorso, tranne l’iniziativa di un movimento vicino al centro destra, che ha organizzato una protesta dinanzi all’ospedale (alla quale hanno partecipato in pochi) e un’altra mobilitazione attuata l’altra sera in piazza Ciaia dinanzi al palazzo di città (che in verità ha registrato una massiccia partecipazione), non si è registrato altro. 
 
Il tutto, tra l’altro, nel totale silenzio dell’Amministrazione comunale.
 
A Fasano, dove c’è l’unico ospedale che chiude dal 1° marzo, rispetto a San Pietro Vernotico e Mesagne, per i cui ospedali è anche prevista la riconversione secondo il nuovo piano di riordino ospedaliero ma che al momento restano attivi, ormai il destino sembra segnato. 
 
A Fasano, dove solo negli ultimi mesi (per non parlare di quanto avvenuto negli anni) sono stati chiusi i reparti di pediatria, pneumologia, medicina e lungodegenza oltre che il pronto soccorso (trasformato in punto di primo intervento territoriale) i cui autisti sono stati trasferiti “presso il Pronto Soccorso di Ostuni, per il potenziamento dello stesso”, la maggioranza che governa palazzo di città non ha nemmeno convocato un consiglio comunale monotematico, nonostante le richieste della opposizione, per discutere della vicenda ospedale. Cosa che è avvenuta, invece, ad Ostuni.
 
In base allo schema di riordino della rete ospedaliera approvato il 30 novembre scorso presso l’Ospedale di Ostuni (classificato quale “Ospedale di base”) saranno attivi i seguenti posti letto: n. 16 di Chirurgia Generale, n. 20 di Lungodegenza, n. 32 di Medicina Generale, n. 18 di Ortopedia e traumatologia, n. 20 di Pneumologia. 
 
A Fasano, invece, il nulla.
 
Altri tempi, i primi anni del Duemila, quando chi oggi, sentendosi  probabilmente “minata” la sua visibilità visto il suo notevole impegno (e questo non glielo ha negato mai nessuno) circa la realizzazione del nuovo ospedale di Monopoli-Fasano, ci definisce “sciacalli” per il sol fatto di aver riportato la notizia di una 70enne fasanese che, non potendosi ricoverare a Fasano a causa del blocco dei ricoveri disposto dalla Asl,  ha rifiutato il ricovero nonostante i problemi cardiaci riscontratigli dai medici dell’ospedale “Umberto I” e dopo poche ore è stata trovata morta dai familiari, si metteva a capo (giustamente) di una mobilitazione contro l’allora governatore della Regione Raffaele Fitto per scongiurare il ridimensionamento dell’Umberto I.
 
E gli impegni assunti da molti di contestualizzare la chiusura dell’Umberto I con l’apertura del nuovo ospedale Monopoli-Fasano, ovvero di mantenere attivo quello che rimaneva dell’ospedale di Fasano (con i suoi ultimi reparti: pediatria, pneumologia, medicina e lungodegenza oltre che con il pronto soccorso) fino alla apertura del nuovo ospedale, dove sono finiti?
 
Chi ha deciso il riordino ospedaliero e la delibera di chiusura dei reparti di Fasano è cosciente di quante persone anziane e meno anziane ci siano sul territorio che, al pari della 70enne deceduta l’altro giorno, non hanno possibilità di muoversi per raggiungere altri ospedali in caso di necessità, e che quindi sarebbe stato opportuno almeno far rimanere attivi gli ultimi reparti rimasti fino alla apertura del nuovo ospedale, verso il quale comunque devono essere garantiti i collegamenti con linee pubbliche proprio per permettere a chi non si può muovere di raggiungere con facilità il nuovo nosocomio (cosa che oggi non è possibile né con Ostuni, che con Francavilla Fontana e Brindisi)?
 
Sono questi alcuni spunti di riflessioni che volevamo sollecitare ieri riportando la triste notizia della 70enne deceduta.
 
Non certo per speculare.
 
La speculazione, in questa triste vicenda e più in generale nella vicenda legata all'ospedale, è di altri!
 
Tempo stimato di lettura: 2’

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  1. Sabatelli Gino 26 febbraio 2017, ore 22:05

    Ma se come dicono tutti i politici da 30 anni: soldi non ce ne sono, è normale chiudere. Ma poi toccherà ad Ostuni, che credete. Per ora il nuovo "rosario" per tutte le occasioni è quella del nuovo ospedale. In pratica "pregare". Le tasse mica si pagano per i servizi. Si pagano per il sistema politico fine a se stesso. Di fatto, se in 30anni le tasse sono stra-aumentate, lo dovrebbero essere pure i servizi! State tranquilli ... la direzione delle cose è ormai stabilito ... ..

  2. pastore giovanni 26 febbraio 2017, ore 20:01

    Qui è mancata la mobilitazione generale,al momento giusto,per far sentire la voce di tutti e smuovere la politica regionale.L'impegno e l'interessamento solo di qualche esponente politico non sono mancati ma,in questi tempi di intrighi politici,è come fare una guerra senza soldati.La lunga agonia dell'ospedale è iniziata più di qualche anno fa tra l'indifferenza generale, di quelli stessi che d'ora in poi per garantirsi la salute devono imboccare strade che conducono altrove per farsi curare.

  3. Pantaleo Pietro 26 febbraio 2017, ore 19:43

    Quella di Osruni è una Vera classe politica che sa farsi rispettare e oltre che i propri interessi fa gli interessi della città bianca. A dimenticavo si può dire tutto ma gli ostunesi non sono tante pecorelle.

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