Via Fani, 40 anni dopo. Aldo Moro e Franco Zizzi, così cambiò la storia italiana

di Marco Mancini venerdì, 16 marzo 2018 ore 06:10

Il 16 marzo del 1978 venne rapito Aldo Moro

EDITORIALE - VIA FANI, 1978

Dal 1947, e per la prima volta, il Partito Comunista Italiano si accingeva a far parte della maggioranza parlamentare che avrebbe sostenuto il quarto Governo guidato da Giulio Andreotti. Più di due mesi prima, durante la strage di Acca Larentia, venivano ammazzati Stefano Recchioni, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, giovani attivisti del Fronte della Gioventù. Qualche mese dopo, e precisamente il 16 ottobre di quell'anno, saliva al soglio pontificio papa Giovanni Paolo II. Il 9 maggio, invece, Peppino Impastato sarebbe stato ucciso dalla mafia e, pochi mesi più tardi, l'8 luglio dello stesso anno, Sandro Pertini diventò Presidente della Repubblica Italiana. Il 1978 fu questo e tanto altro. Il 1978 fu un anno che cambiò radicalmente la storia italiana: quella politica e quella culturale. Il 13 maggio di quell'anno in Italia venne approvata la Legge Basaglia mentre un mese prima, il 14 aprile, passò alla Camera dei Deputati il progetto di legalizzazione dell’aborto con 308 voti favorevoli: diventò legge, al Senato, il 18 maggio dello stesso anno.

Il 1978 viene ricordato oggi anche e soprattutto per la strage di via Fani. Con un faticoso lavoro di mediazione e sintesi politica, Aldo Moro, allora presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, aveva intrapreso approfonditi colloqui con il segretario comunista Enrico Berlinguer, ed era riuscito a sviluppare il rapporto politico tra i due maggiori partiti italiani usciti dalle elezioni del 1976, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Il 16 marzo di quell'anno, tra le ore 9.00 e le 9.03, Moro e la sua scorta vennero bloccati in via Fani da un commando di terroristi appartenenti alle Brigate Rosse: i cinque uomini della scorta furono tutti ammazzati. Moro fu rapito e venne ritrovato 55 giorni dopo, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani. Venne ritrovato esanime, in un tragico epilogo di una tentata e fallita trattativa con lo Stato, da parte dei terroristi brigatisti.

Tra i cinque uomini della scorta (tra cui Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino) perse la vita il vicebrigadiere della Polizia di Stato, Franco Zizzi, nato a Fasano nel 1948. Entrato nella Pubblica Sicurezza nel 1972, quattro anni dopo vinse il concorso per la scuola di Allievi Sottufficiali di Nettuno. Visse presso la caserma Cimarra di Via Panisperna. Conseguiti i gradi di sottufficiale, progettò le nozze con la fidanzata Valeria. Venne poi nominato al servizio di scorta di Aldo Moro come capo equipaggio. Morì ad appena 30 anni.

Per la comunità di Fasano è doveroso non solo il ricordo di una vicenda che cambiò la storia di questo paese, ma anche e soprattutto di un uomo che rappresentava lo Stato e le sue Istituzioni, quale era Franco Zizzi. E' doveroso farlo con dignità e orgoglio, come parte integrante di una comunità che ha dato i natali ad un uomo che servì lo Stato, e per lo Stato diede la vita. E' doveroso farlo perchè i giovani, ed i meno giovani, siano consapevoli della storia che li precede: è la consapevolezza che puo' aiutare questa generazione - che è la mia generazione - a comprendere la necessità di essere tifosi e promotori di uno Stato giusto e migliore. Uno Stato giusto con i giusti e privo di sconti per gli ingiusti. Uno Stato che tuteli chi lo serve e punisca senza indugi chi lo attacca.

«Veniva dal profondo sud, Taranto, Bari. Padre pugliese, ispettore scolastico ed esperto di problemi rurali; madre calabrese, insegnante, credente, vicina ai movimenti di emancipazione della donna. Fu uno dei politici più attenti all’equilibrio del Paese. Sosteneva che l’Italia è come un castello di carta messo in piedi con cura delicatissima, che può crollare all’improvviso con un soffio di vento». Questo disse un anno fa, in un discorso al Quirinale, Renato Moro, nipote dello statista e docente di storia contemporanea all'Università Roma Tre. Aldo Moro non era altro che un uomo che rappresentava le Istituzioni. Franco Zizzi, insieme ai suoi colleghi, proteggeva quell'uomo e dunque le Istituzioni. Il nostro compito è ricordarci di loro, e dunque delle Istituzioni. Per ritornare a far parte di esse, a viverle, a difenderle, a cambiarle in meglio.
 
Ieri sera, giovedì 15 marzo, anche il direttore di La7, Enrico Mentana, ha ricordato in prima serata durante il TG di La7, i servigi degli uomini di Aldo Moro, compreso il nome di Franco Zizzi. Il vicebrigadiere riposa oggi nel cimitero di Fasano, nella sua comunità.
 
Mentre scrivo queste righe, noto che tra gli avvenimenti più bui di quell'anno, accade anche qualcosa che vale la pena raccontare e ricordare. La Spagna il 29 dicembre promulgava la sua Costituzione: "La Spagna si costituisce come Stato sociale e democratico di Diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, la giustizia, l’eguaglianza e il pluralismo politico". Quel pluralismo che, nel nostro paese, sembrò non piacere a qualcuno, a più di qualcuno. E vale la pena ricordarlo, perché anche negli anni peggiori c'è sempre stato un barlume di speranza in questa umanità.
 
In memoria di Aldo Moro, di Franco Zizzi, e di chi ha sempre servito lo Stato. Per tutti coloro che credono nella giustizia, anche quando non è mai arrivata. O mai completamente arrivata, esattamente come la verità.
 
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