Rimpasto di Giunta: Alessandro Manzoni l'avrebbe raccontata sicuramente meglio

di Marco Mancini venerdì, 22 giugno 2018 ore 05:40

E' tutto un intreccio tra Don Abbondio, Renzo e Lucia, Bravi improvvisati ma nessun Don Rodrigo

EDITORIALE - Sono mesi che in città alla parola Amministrazione viene associata la domanda: “Ma l'allargamento della maggioranza il Sindaco lo farà o no?”.

Analizzando la situazione, il primo cittadino - nonostante la dipartita verso l'opposizione (a giorni alterni) di Vito Bianchi - non necessiterebbe a dire il vero né di Antonio Pagnelli né dei suoi compagni di viaggio per proseguire con il suo mandato, ma l'operazione potrebbe avere uno scopo politico: quello di far crescere le possibilità di una riconferma per il secondo mandato alla guida della città.  Insomma, un'operazione lungimirante a ben pensarci. Cosa che senza l'aiuto di Vittorio Fanelli, Tonio Zizzi, Gina Albanese e Antonio Pagnelli difficilmente (parlando in termini numerici) si potrebbe però verificare. Vero è anche che l'inesistenza, al momento, di un centrodestra forte, non farebbe altro che avvantaggiare il centrosinistra ancora una volta.

La compagine politica guidata da Francesco Zaccaria è da mesi che valuta la possibilità di allargare la maggioranza, con l'ingresso in essa di quattro tra i consiglieri comunali più suffragati della scorsa tornata elettorale. E mentre da un lato c'è chi vede di buon occhio questa operazione, sull'altra sponda ci sono i cosiddetti “Bravi” che sostengono senza timore alcuno che “questo matrimonio non s'ha da fare, né ora né mai”. Non preoccupandosi, evidentemente, di come poter arrivare al 2021 e di come potersi nuovamente presentare alla città (sempre in termini di numeri, sia chiaro).

Analizzando proprio i numeri dei gruppi consiliari che andrebbero a comporre la nuova maggioranza, quello rappresentato da Antonio Pagnelli sarebbe il gruppo più corposo, in quanto a voti, per un totale di circa 1933 preferenze raccolte alle ultime Amministrative, contro le circa 1300 preferenze di Fasano 2016 ed i 1650 voti del Partito Democratico. Alla luce di quest'analisi ecco spiegato il motivo per cui “i Bravi” non amino in realtà l'idea di un matrimonio. Non sarebbe il massimo diventare ospiti in casa propria.

Questo allargamento darebbe un potere non indifferente al nuovo gruppo, ed è evidente. Oggetto della contesa, adesso, sarà il nuovo assetto di Giunta in quanto i quattro hanno portato all'attenzione della maggioranza una serie di punti programmatici che hanno ora entusiasmato la compagine guidata da Zaccaria. Le richieste dei ruoli da ricoprire, tuttavia, non potranno essere accolte in toto perchè ciò significherebbe il crearsi di una frattura insanabile nell'attuale maggioranza.

Quindi Don Abbondio (Zaccaria, ndr) si ritrova a dover trattare una situazione abbastanza delicata per la composizione della nuova Giunta. Situazione che vede il sindaco intenzionato a redistribuire finalmente le deleghe in suo possesso da inizio mandato con la maggioranza però che, dall'altro lato, esclude ogni possibilità di concedere al nascente gruppo due assessorati in squadra. A ciò si aggiunge la posizione di Annarita Angelini, con la pesante delega sulle spalle dei Lavori Pubblici, la quale non sarebbe supportata da nessun gruppo consiliare: non potrebbe considerarsi, in caso di allargamento, neppure un "assessore tecnico" in quanto proprio le sue deleghe andrebbero a Giuseppe Ventrella (il nome proposto dal nuovo gruppo).

Zaccaria sfodera così la soluzione: redistribuire le deleghe, sacrificando l'assessore Giacomo Maringelli per far posto a Giuseppe Ventrella e nominare una donna come assessore tecnico per le deleghe restanti (la Angelini, appunto). Siamo così al rush finale che vedrebbe l'ingresso in maggioranza dei quattro con Ventrella assessore ai Lavori Pubblici e la poltrona della Presidenza della Commissione Urbanistica.

Insomma Alessandro Manzoni avrebbe indubbiamente raccontato meglio il tutto. Riportando quanto detto da Don Abbondio nei Promessi Sposi: “Ora, tornando a noi, vi ripeto: fate voi altri quel che credete. Se volete che vi mariti io, son qui; se vi torna più comodo in altra maniera, fate voi altri.”

Senza il lavoro del primo cittadino, questo matrimonio rischia di saltare prima ancora che i quattro e la maggioranza arrivino all'altare. E se pure avvenisse, quei famosi "due piedi in una scarpa", insomma: ci siamo capiti. Roba che la peste del 1630, in confronto, sarebbe una stella filante.

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