Calciatori che non muoiono: le Ali di Fabiano

di Redazione Go Fasano giovedì, 22 novembre 2018 ore 05:11

Un ricordo del giovane calciatore di Montalbano deceduto domenica scorsa

MONTALBANO – Da un nostro lettore, che preferisce rimanere anonimo, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo ricordo del calciatore 19enne montalbanese, Fabiano Colucci, che domenica scorsa si è tolto la vita.
 
Mancino;una scheggia, a tratti imprendibile. Ti puntava quasi senza guardarti, si piegava in avanti, frenava, doppio passo, palla sotto la suola; sterzava da un lato e faceva la falsa partenza dall’altro per andare quasi sempre a trovare spazi, a volte strettissimi, a sinistra. Ma lui vi si infilava, in quei fazzoletti di campo creati dalle finte repentine e fulminee che ti costringevano ad andare anche a destra… se poi proprio riuscivi a chiudergli la verticale a sinistra, era capace di concludere la giocata col piede meno forte… ma uno spazio se lo creava, sempre. E se parliamo di calcio a 5, quando quello spazio era a sinistra, il portiere doveva aspettarsi un siluro anche quasi dalla linea di fondo, sotto la traversa. Calciava con coordinazione e velenosità notevoli, la tagliava poco, cercava la botta di collo esterno, con naturalezza. 
 
Dybala in orizzontale, Douglas Costa in verticale, Messi nello stretto. Chissà se i suoi modelli recenti erano questi… non lo so, non ne abbiamo parlato. Parlavamo delle due fasi, di come si sentiva ancora limitato nel difendere o, meglio, nel marcare, di come doveva tanto migliorare in questo aspetto, visto che oggi è raro essere solo ala d’attacco. Oggi se sei esterno alto e hai 19 anni devi correre per tutta la fascia, devi raddoppiare nel pressing, devi saper colpire di testa.... “ok ok, tutto questo lo faccio già bene, devo ma imparare a marcare meglio”… Era l’estate scorsa, durante le pause del torneo di calcetto in memoria di Pietro Laghezza. Parlavamo delle stagioni nel Fasano e nel Castellana, dei miglioramenti sul profilo tattico, dei movimenti in fase difensiva e delle diagonali. Della prospettiva del Martina Franca, pochi giorni dopo divenuta realtà, del campionato di Promozione e di altre cose da migliorare.
 
Ma Fabiano si illuminava quando gli chiedevo della fase d’attacco, delle sovrapposizioni e del convergere da sinistra per poi fintare la giocata col destro e tornare dal “suo” lato, per creare il cross o il tiro, oppure l’imbucata sulla linea di corsa del compagno a rimorchio o della punta che attacca lo spazio in area. E qui parliamo di calcio a 11, il suo sport, il “suo campo grande” fin da piccolissimo. Ma io con lui ho giocato a calcetto quando aveva 13 anni e gli vedevo fare giocate splendide in totale anarchia… e a calcetto era un inguaribile individualista, non la passava spesso, gli piaceva partire dalla sua area e dribblare il mondo intero prima di inventarsi qualcosa di speciale, di irridente: far sedere il portiere per scodellare il pallonetto, entrare in porta col pallone, alzarla in palleggio e sforbiciare, fare il tunnel o dare effetto per trovare l’angolo…
 
Durante il torneo di cui sopra, (memorial Pietro Laghezza) il campetto “Giovanni Sabatelli” era gremito come poche volte: un sacco di compaesani ne hanno ammirato i numeri da giocoliere, gli scambi in velocità col fratello Matias, la tecnica di base, la capacità di stop e controllo della palla, gli scatti brevi e le accelerazioni improvvise, il senso del tempo nella giocata, l’anarchia e l’imprevedibilità. Imprevedibile e imprendibile… toglierli palla era davvero arduo…. per fermarlo in velocità bisognava buttarlo giù… ma si rialzava, come una molla, sempre, e ripartiva.
 
Fabiano Colucci, nato il 15 maggio 1999 da Oronzo e Doriana Mileti,è stato il primo calciatore montalbanese a segnare un gol in gara ufficiale con la maglia della prima squadra del Fasano Calcio. Era l’otto di dicembre del 2016, Campionato regionale di Promozione, girone B, 14a di andata; stadio comunale “Italia”: Massafra-Fasano 1-3. Fabiano è titolare, maglia n° 11, nel 4-3-2-1 di mister Giuseppe Laterza. Sfiora il gol di destro dopo aver dribblato alla sua maniera l’avversario a inizio gara, poi apre le marcature al 26° in mischia, sotto misura dopo un calcio d’angolo, anticipando tutti, come un fulmine..… corre, vola felice sotto la tribuna biancazzurra degli Allentati, ad esultare, abbracciato dai compagni, specie dai più grandi, e poi fa una cosa bella: va ad abbracciare mister Laterza. Entra così nella storia del calcio montalbanese, a soli 17 anni.
 
Una vecchia canzone di Renato Rascel si intitola “Dove andranno a finire i palloncini” e termina così: “E nel cielo già si vendono i biglietti del calcistico torneo degli angioletti: Cherubini, Serafini, giocheranno lassù, negli Stadi del Cielo Blu”.
 
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