Analisi del voto secondo lo zoo

di Zoo Fasano giovedì, 1 aprile 2010 ore 18:45
Le perplessità di un elettore confuso

    Caro Zoo,

dopo le elezioni regionali sono stato due giorni a capire chi realmente le abbia vinte e cosa significhino i risultati a livello squisitamente politico. Tutti dicono che in Puglia lo sconfitto vero è Fitto, che Vendola è il futuro del centrosinistra, che la Lega si prepara alla scissione federalista, che l?astensionismo significa la crisi della politica, che questa crisi ha nel movimento di Grillo il suo sintomo maggiore, che i cittadini si sono stufati?e intanto, nonostante tutto, il Berlusca se la gode. Secondo te come stanno realmente i fatti?

Elettore Confuso

 -  Banale, ma a trionfare è la Puglia del non voto. Il 37% effettivo non è il 50 ma nemmeno il 20 o 25. In pratica vuol dire che quasi la metà dei pugliesi ha lasciato a meno di un altro terzo di elettori il diritto di scegliere l’uomo che li governerà per altri 5 anni. Assistiti da una legge elettorale che premia lo scontro diretto ( tagliando fuori il 9% dei “neodemocristiani”e lo 0,4% degli inesauribili ma anacronistici e noiosi comunisti), incoerentemente con gli altri metodi di selezione locale (provinciali e comunali) dove il ballottaggio garantisce una visione più ampia e trasparente della volontà popolare.
VENDOLA Malgrado tutti lo avevano previsto, malgrado lo stesso Berlusconi ne fosse certo, non stravince, ma vince comunque. 6 punti e passa, sono sotto le previsioni iniziali ma danno sicurezza e garantiscono solidità al governo.
PALESE al contrario, non perde ma straperde. Una campagna elettorale sciagurata, un possibile vantaggio decapitato sui nastri di partenza. Merito dell’incapacità di accordarsi con un centro che malgrado il trasversalismo e l’ambigua vacuità dei contenuti sfiora i 10 punti. Sintomo di una superbia che, nonostante la mazzata del 2005, stenta a scomparire. Per quest'anno troppo tardi. La pancia piena di Fitto a quanto pare non s’era ancora svuotata del tutto ed il reato reiterato di abulia e pretesa superiorità è stato punito col licenziamento camuffato da dimissioni. Difficile pensare a future soluzioni senza un netto cambio di rotta. O forse credevano davvero che sarebbe stata sufficiente la liturgia parademocristiana di un candidato taumaturgo e piagnone, che invoca il Santo Padre ed osanna le riforme più impopolari e discusse della storia repubblicana? Nel 2010 non è bastato. Il 29 marzo ha sancito la fine della seconda repubblica. Meno potere alle lobby politiche dominanti, più riguardi per le coalizioni piccole, anche se vivaci, ma compatte e vicine alle necessità concrete della gente. Meno interesse alle “grandi questioni nazionali” più attenzione ai problemi locali. Modesti ma sentitissimi: acquedotto pugliese, energia sostenibile. Questi i trionfanti cavalli di battaglia di AMATI. 10mila voti e chapeaux. Ma con un candidato PDL che il giorno dell’elezioni alla dicitura “programma” sul suo sito web portava ancora un tristissimo “in costruzione” è stata una battaglia impari, forse anche indecorosa per la seconda città più popolosa della provincia. Impareranno. Intanto trionfa il federalismo ideologico. Vendola, come Zaia, Cota, Grillo, è il sintomo della rivoluzione che ha scosso il ritmo biologico della Puglia, per troppi anni intabarrata in abiti ormai usurati e trascurati dai suoi stessi governanti. A lui l’arduo compito di ripulirli. La sua prima missione dovrà necessariamente essere quella di riabilitare la credibilità politica. Sua, l’astensionismo ha colpito senza distinzioni e quella di un’intera classe dirigente. Altrimenti vincere senza il supporto della maggioranza degli elettori, sarà un po’ come perdere.

 

S.R.S.

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